Capitolo 20

Capitolo 19

Le guardie entrarono nella sala del trono con un gran fracasso, accalcandosi e formando cosi’ un gruppo molto compatto. Avanzarono poi simultaneamente verso la regina che, visibilmente infastidita, lanciava occhiatacce a tutti i presenti. Prima che qualcuno si decidesse a parlare passarono diversi minuti; tempo nel quale Aeghon aveva preso posto accanto all’amata. Quando nel grande salone ci fu un silenzio completo interrotto solo da qualche lieve accenno di vento che smuoveva le lunghe tende uno dei soldati fece qualche passo avanti prima di inginocchiarsi.

-Quindi?- Chiese impaziente Eilidih, stufa di tutta quella pagliacciata. -Cosa e’ successo di cosi’ grave da farvi correre tutti qui dentro in questo modo?-

-Mia signora.- Inizio’ l’uomo. -Ero a guardia del cancello principale quando ho visto vostro fratello avvicinarsi.-

-Mio fratello?- Chiese soddisfatta la donna. -Lo avete fatto entrare?-

-E’ all’ingresso, lo tengono d’occhio.- La rassicuro’.

Eilidh sorrise soddisfatta. Si era immaginata che, prima o poi, quello stolto di suo fratello prima o poi sarebbe tornato. Anche se per necessita’. Aveva sua figlia, non si sarebbe certo sognato di non presentarsi. Congedo’ quasi tutti i presenti con un cenno della mano poi, con il sorriso sulle labbra mando’ un piccolo gruppo a sorvegliare con attenzione la nuova arrivata. Non poteva certo rischiare che la portassero via.

-Fatelo venire qui.- Disse poi guardando gli ultimi due soldati rimasti. -Voglio vederlo, voglio parlarci. Se non e’ solo…-

-E’ solo, mia regina.-

La donna piego’ appena la testa di lato sorpresa. Non si era aspettata un atto cosi’ coraggioso da parte sua. Ma, alla fine, se anche il piano fosse stato quello di distrarla la nuova cameretta era sotto stretta sorveglianza e nessuno sarebbe riuscito ad avvicinarsi.

-Allora portate solo lui.- Detto cio’ si alzo’ con il sorriso sulle labbra. Sentiva di aver vinto, ormai aveva riunito la famiglia senza quella feccia di succhia sangue che aveva stregato il suo fratellino facendogli credere di poter vivere felice sulla terra. Danyas, un angelo, apparteneva al Paradiso e il suo posto non sarebbe certo cambiato solo per una ragazzina che viveva da meno di un battito di ciglia.

-Sei felice?- Chiese il generale, avvicinandosi al suo orecchio.

-Molto. Vorrei solo che non tentasse di convincermi a ridargli la bambina. Non sarebbe bello che tutto finisse oggi?- Si volto’ per poterlo guardare negli occhi. -Potrebbe farsi una vita qui, magari incontrare una donna e avere una famiglia che non sia un abominio per la natura?-

-Si’, immagino di si’.- Il generale scrollo’ le spalle. -Tutto quello che fa felice la mia regina fa felice anche me.- Aggiunse prendendole una mano fra le proprie e baciandone il dorso.

Eilidih sorrise intenerita a quel gesto ma ben presto si stacco’ da lui per tornare al proprio posto: sul trono. Quando le porte si spalancarono e Danyas oltrepasso’ la soglia la vide raggiante di felicita’. Aeghon era al suo fianco e le teneva una mano sulla spalla anche se veniva mezzo nascosto dal trono.

-Non e’ cambiato molto.- Mormoro’ l’angelo, alzando gli occhi al soffitto e ispezionando anche tutto il resto della stanza.

La cupola era sempre la stessa, bianca e lucida ma decorata con mille stucchi floreali e non. Riconosceva i riccioli delle foglie che salivano fino al centro del soffitto per scoppiare poi in un ammazzo di stelle e mezze lune. Le colonne scolpite in modo tale da avere delle piante rampicanti fino ai capitelli erano luminose come quando era piccolo. Le piastrelle di marmo creavano un gioco rilassante per l’occhio infatti il color crema si intrecciava perfettamente con un bianco quasi roseo. Le tende invece, una volta bianche e ricamate, erano state sostituite da un tessuto molto piu’ leggero ma piu’ colorato. Si fermo’ per diverso tempo a osservare il loro ondeggiare; solo poi si costrinse a fermare gli occhi sulla sorella.

-Vedo che non e’ cambiato molto.- Disse poi.

-Ho preferito che restasse come era all’inizio… pero’ quelle tende non mi sono mai piaciute, le ho cambiate.- Ammise con soddisfazione.

-Si’, beh, per quanto mi piacerebbe non sono qui a parlare di cosa ti piace o meno nel castello nei nostri genitori. Penso tu sappia benissimo il perche’ della mia presenza.-

-La bambina, no? La piccola bastarda che vorresti crescere in un luogo inappropriato per i suoi poteri.-

-Non puoi sapere se e’ appropriato o meno.- Sbotto’ Dan, stringendo i pugni per cercare di calmarsi. Non poteva permettersi il lusso di essere impulsivo, non in quel momento.

-E’ un angelo, fratellino, come fai a non essertene accorto?- Lo prese in giro la donna, accennando una piccola risata. -La allevero’ come fosse mia figlia e le insegnero’ come essere la principessa che e’. Nonostante tutto fa parte della famiglia.-

-Quale famiglia? La nostra o la tua?- Chiese curioso l’angelo, avvicinandosi al trono. -Perche’ prima avevi detto che ero io la tua famiglia, poi si e’ aggiunto Ryen… pero’ se non sbaglio hai cacciato entrambi per rimpiazzarci. Quindi, sorella, di quale famiglia stai parlando?-

Eilidih strinse i denti poi sospiro’ sconsolata.

-C’e’ sempre stata una sola famiglia. Pensavo che tu te ne volessi andare e per questo ti ho lasciato fare, sareste potuti tornare in ogni momento.-

-Sai che non ti credo, vero? Ci avresti lasciato la testa pur di nascondere il passato e cio’ che avevi fatto.- La provoco’.

-Non mi sono mai vergognata delle mie azioni.- La donna, infastidita da tutto quel discorso, si piego’ in avanti per guardare meglio il suo interlocutore. -Pensi che venire qui a fare un po’ di scena possa salvare tua figlia? Beh, ti sbagli. Non e’ certo cosi’ che l’avrai.- Si alzo’ poi dal trono, scese i pochi scalini che lo rialzavano e si fermo’ davanti a lui. -Resta qui con noi, potrai vederla crescere e io saro’ la madre che merita. Non le manchera’ niente. Non deve sapere la verita’ sulla sua altra meta’.- Continuo’ poi il suo discorso.

-Mi farai avere un posto nel letto fra te e tuo marito?- Chiese alzando un sopracciglio. -Fingeremo di essere una grande famiglia felice?-

-Stare in mezzo spetta a me.- Rispose con una punta di malizia e un risolino. Si volto’ poi verso Aeghon. -A te darebbe fastidio?-

Il generale borbotto’ qualche cosa ma fratello e sorella non capirono nulla cosi’ tornarono a guardarsi. Entrambi volevano restare fermi sulle proprie posizioni in modo da vedere l’altro capitolare ai propri piedi.

***

Alaska camminava ormai da dieci minuti in cerca di quel passaggio di cui Danyas le aveva parlato ma le sembrava solo di girare attorno al castello inutilmente. Ormai stufa di cercare qualcosa di introvabile poggio’ una mano sui mattoni, sbuffando, ma subito dopo si ritrovo’ stesa a terra. Velocemente si alzo’, pronta a combattere con un qualsiasi nemico ma quasi subito si rese conto che non era stato qualcuno a buttarla giu’. Si era aperto un varco li’ dove si era appoggiata. -Finalmente.- Sorrise soddisfatta e, non sapendo come richiudere il passaggio si limito’ ad avanzare nell’oscurita’. Non cammino’ molto perche’ quasi subito raggiunse un altro cunicolo illuminato. SI concesse qualche secondo per osservare le piccole lanterne appese al soffitto con delle catenine argentee. Allungo una mano e ne fece dondolare una scoprendo cosi’ che non era calda. Si alzo’ sulle punte ma nonostante cio’ non riusci’ a guardare dentro per capire quale tipo di luce fosse. Di certo non era fuoco.

Scosse la testa infastidita ma si decise a continuare la sua missione. Doveva portare la piccola Mery fuori da quel posto e, se Danyas aveva ragione, quel passaggio l’avrebbe fatta sbucare esattamente nella cameretta della bambina. Si lascio’ guidare dal proprio istinto finche’ non si ritrovo’ in un vicolo cieco. Impreco’ fra se’ e se’ ma poi, ricordando cosa era successo poco prima, premette il palmo contro la pietra fredda. Non ci fu nessun rumore quando la porticina si apri’. Alaska, circospetta, cotrollo’ che nessuno fosse nessuno fosse nella stanza prima di aprire completamente il passaggio ed entrare.

La luce candida che inondava la stanza la investi’ e le feri’ gli occhi che si erano abituati al buio dei cunicoli. Corse a chiudere le tende in modo che nessuno potesse vederla e in seguito ispeziono’ la camera. Per terra dominavano bambole, castelli giocattolo e pupazzi di pezza. Delusa dal non aver trovato subito la piccola si avvicino’ all’unica porta della stanza. Vi appoggio’ l’orecchio e cerco’ di capire se fosse sicuro uscire da li’. Tutto quello che le arrivo’ pero’ fu una risatina infantile e, non volendo piu’ aspettare, apri’ la porta.

Il nuovo locale era identico a quello di prima solo che non era piu’ sommerso dai giochi. Erano presenti anche degli armadi e una culla bianca a baldacchino. Nessuno pareva controllarla.

La ragazza vi si affaccio’ e sorrise nel vedere la bambina che scalciava allegra alla sua vista.

-Ciao anche a te, Mery.-

***

Nel frattempo, Mikael, non convinto di tutto cio’ che stava succedendo nella sala del trono, continuava a camminare avanti e indietro nei propri appartamenti. Si volto’ verso il proprio letto e fece una smorfia nel vedere che la ragazza con cui si era divertito si era rimessa addosso gli unici stracci che possedeva.

-Riportatela nelle segrete.- Tuono’ facendola sussultare, poco dopo due guardie eseguirono velocemente il suo ordine, portandola fuori dalla stanza.

Aveva bisogno di pensare, tutto era stato perfino troppo facile. Prendere quella che era sua cugina e tornare a casa era stato semplice. Ora suo zio si era presentato da solo e di certo non c’era modo che convincesse la regina a farsi dare la piccola. A meno che non ci fosse un infiltrato, qualcuno che potesse passare inosservato.

Il ragazzo strinse i pugni infastidito dall’idea. Non poteva succedere, non doveva succedere. La pace della sua famiglia dipendeva da cio’ e di certo non aveva intenzione di sentire sua madre lamentarsi ancora e ancora del fratello che l’aveva abbandonata.

Mikael conosceva la vera storia ma, come tutti gli altri, parlava solo della versione distorta dalla mente della regina. Senza contare il giochino che aveva fatto suo padre anni prima, tutto per tenere Danyas lontano. Aveva funzionato fino ad un certo punto e, nonostante fosse ovvio che prima o poi le cose sarebbero venute a galla, si continuava a chiedere perche’ non era potuto durare ancora un po’.

Usci’ dalla propria stanza indeciso sul dove andare ma poi, senza nemmeno rendersene conto, fini’ davanti alla porta della cameretta della cugina. Fece segno alle guardie di lasciarlo passare e si richiuse la porta alle spalle.

Quando pero’ attraverso’ il piccolo atrio per raggiungere finalmente la camera da letto si blocco’ nel vedere quella che, mentre aveva preso le sembianze del demone, era stata la sua ragazza.

-Lo sapevo che doveva esserci un qualche infiltrato.- Ringhio’ avvicinandosi a lei con decisione, pronto a trascinarla dalle guardie per i capelli. -Stupida ragazzina, pensavi di poter scappare? Io ti conosco. Urlavi un po’ troppo quando ti scopavo.- Aggiunse poi, buttandola a terra.

Alaska sgrano’ gli occhi, cercando di rialzarsi. Tutto era successo cosi’ in fretta da non darle nemmeno il tempo di voltarsi. Era riuscita giusto a riemettere Mery nella culla in modo da non farle del male.

-Sei tu che hai controllato Alex!-

-Proprio io.- Confermo’ con un ghigno’ il ragazzo, guardandola dall’alto.

-Forse non dovresti far incazzare una ragazza innamorata, sai?- Alaska fece forza sulle gambe e scatto’ in piedi, avvinghiandosi poi al ragazzo che poco prima la sovrastava.

-Se no che fai? Mi stringi a morte?- Chiese divertito Mikael prima di sussultare, un rivolo di sangue gli colo’ dalla bocca.

-Mai, ma mai, dare per scontato che una ragazza non sia armata.- Sussurro’ al suo orecchio’ prima di lasciarlo cadere a terra con un tonfo, un pugnale conficcato nell’addome.

Tutto quel baccano aveva fatto spaventare la bambina che aveva iniziato a piangere. La ragazza la prese in braccio, avvolgendola in una copertina e, tenendola stretta al petto si infilo’ nel cunicolo dal quale era uscita, tirando dietro di se’ la porta segreta e sperando che le guardie non facessero in tempo a vederla chiudersi.

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Capitolo 19

Capitolo 18

Belle guardo’ Alaska in silenzio, non sapendo cosa dire. Non era certo il caso che lei commentasse le scelte amorose della ragazza ma nulla poteva farle dimenticare che, in qualche modo che non poteva comprendere, il demone era sparito nel nulla cosi’ come la bambina che aveva tanto desiderato.

Si porto’ entrambe le mani nei capelli cercando di restare calma e non dare di matto. Era difficile dover aspettare nel silenzio opprimente che c’era da piu’ di un’ora in quella casa ma non poteva fare altro. Dan era uscito per cercare qualche traccia e intralciarlo non sarebbe servito a nulla. Cercava di essere ragionevole, di pensare al bene della loro bambina.

-Vedrai che sta bene.- Provo’ a dire la ragazza al suo fianco ma decise di ignorarla.

Che poteva saperne lei? Quella che era sparita con un demone non era sua figlia. Una figlia che aveva atteso e agognato per secoli. Non anni ma secoli interi. Non poteva nemmeno capacitarsi dell’idea di non sentirla piu’ ridere. Avrebbe dovuto darle da mangiare, coccolarla e poi metterla a dormire. Non sarebbe certo dovuta andare in quel modo. Aveva paura di alzare gli occhi sui suoi giocattoli sparsi sotto la televisione o di avvicinarsi alla piccola cameretta che aveva arredato con tanto amore.

Nonostante impegnasse tutte le sue forze nel restare calma e immobile in attesa alla fine senti’ gli occhi pizzicare e, contro la propria volota’, scoppio’ in un pianto disperato.

Come avesse fatto solamente a immaginare di poter avere una vita normale non lo capiva. Con il fratello di una pazza psicopatica poi. Non poteva certo scegliere un altro da amare, no, lei era profondamente masochista. Eppure, doveva essere successo qualcosa anche prima, dovevano esserci stati dei segni perche’ non poteva credere che Eilidih avesse semplicemente deciso di prenderle la bambina di punto in bianco. Quando l’aveva vista, quando le aveva parlato, l’angelo aveva riversato la sua rabbia e la sua invidia sull’amore e basta. Aveva detto che lei non avrebbe cambiato Danyas, che tanto l’avrebbe lasciata e, col senno di poi, si era anche consolata pensando che almeno avrebbe avuto una piccola parte di lui sempre con se’ nel caso fosse successo. Pero’ quella donna era stata infinitamente piu’ crudele, aveva fatto si’ di portarle via quella parte di lui che pensava sua per sempre. Aveva il terrore di vederlo sparire dalla propria vita pur di riavere la loro bambina. Sarebbero stati insieme, certo, ma lei sarebbe tornata a vagare per la terra sola e senza amore.

-Se non tornano uccidimi.- Sussurro’ poi fra i singhiozzi. -Non voglio una vita in cui sono sola, senza mia figlia e l’uomo che amo. Non voglio nemmeno pensarci. Finirei con l’impazzire e col strapparmi da sola il cuore dal petto.- Concluse asciugandosi le guance.

Alaska si alzo’ lentamente dalla poltrona che occupava ormai da un’ora e si avvicino’ alla vampira, abbracciandola anche se titubante. Vedendo che non la stava respingendo o aggredendo si accomodo’ suo divano facendole poggiare la testa sulle proprie gambe per accarezzarle i capelli. Non sapeva cosa dire in quella situazione, era abbastanza difficile trovare le parole giuste ma i gesti… quelli dovevano solo trasmettere affetto e in cio’ si stava impegnando il piu’ possibile.

-Torneranno entrambi, vedrai, non dovro’ fare nulla di cosi’ drammatico.- Mormoro’ dopo un po’, cercando di alleviare la sua pena.

Non appena fini’ quella frase la porta d’ingresso di spalanco’ e Belle scatto’ in piedi pronta a riabbracciare la sua bambina. Quello che invece vide la lascio’ a bocca aperta.

-Alex!- Alaska corse in aiuto di Dan, portando con lui il demone sul divano. -Da quanto ha perso conoscenza?-

-Non ne ho idea, pero’ se e’ come penso io quasi un’ora.- Rispose l’angelo, portandosi una fra i capelli e scuotendo la testa. -Mi sento un completo idiota.-

-Di cosa stai parlando?- La vampira lo affianco’ rapidamente, alzando gli occhi su di lui in attesa di risposte. -Sapevi che sarebbe successo?!-

-No! Certo che no!- Sbotto’ infastidito da quella supposizione. -Ma ho una teoria. Non ti piacera’ nemmeno un po’; non piace nemmeno a me.-

Belle apri’ la bocca per replicare ma dalle sue labbra le parole non fecero in tempo a uscire perche’ Alex, steso sul divano con Alaska che continuava a scuoterlo nel tentativo di svegliarlo, mugolo’ qualcosa di incomprensibile.

-Hey, amico, calma.- L’angelo si fiondo’ al suo fianco, guardandolo con preoccupazione. -E’ ovvio che lo hanno usato per portare Mery fuori da questo appartamento. Dubito che lui sia stato cosciente di cio’.- Aggiunse poi, guardando le due ragazze.

La ragazza dai capelli rossicci non disse nulla ma si limito’ ad accarezzare la fronte del proprio ragazzo. Era preoccupata forse anche piu’ di quanto avrebbe dovuto dato che si sparlava di un essere sovrannaturale. Gli alzo’ delicatamente la nuca per sistemare due cusciti sotto di essa. In quel modo gli permise di vedere tutto cio’ che lo circondava compresi il viso pallido di Belle e quello senza espressione dell’amico.

-Cosa… cosa e’ successo?- Chiese dopo diversi minuti, a fatica.

-Ti ho trovato svenuto in un vicolo.- Lo informo’ Dan, senza giri di parole. -Ti ricordo come ci sei arrivato?-

-Non ricordo nemmeno come sono arrivato qui.- Ammise pero’ Alex, guardando Alaska con fare disorientato. -Noi… noi non avevamo avuto una notte di fuoco? Ero andato a prendere da bere ma poi non lo so cosa e’ successo. Non sono tornato a dormire?- Le chiese.

-Sei qui da ore, vi abbiamo invitato a pranzo.- Spiego’ con un filo di voce Belle, incrociando le braccia al petto.

Alaska impreco’, alzandosi e mettendosi le mani sui fianchi in un moto di rabbia repressa. Le era servito qualche secondo per collegare tutte le cose strane che erano successe ultimamente partendo dalla notte alla quale aveva accennato. Le volte che era uscito da solo senza dire dove o perche’, le domande strane che ogni tanto faceva come se dimenticasse interi pezzi di vita, di cose successe.

-Quella notte e’ stata un mese fa.- Informo’ poi gli altri tre. -Un mese in cui Alex non e’ stato Alex, a quanto pare.-

Il demone non replico’, cercando di capire cosa stesse succedendo attorno a lui. Troppe informazioni insieme lo avevano confuso. Non ricordava nulla e, da quel poco che aveva capito, le cose non stavano andando per nulla bene.

-Quindi e’ come ho pensato io. Qualcuno e’ entrato dentro di lui.-

-Tipo possessione?- Chiese l’umana aggrottando al fronte. -Quelle non vengono fatte dai demoni per portare le persone sulla cattiva strada?-

-Non per forza, tutte le creature angeliche o demoniache che siano, possono farlo. E’ tutta una questione di scelte. Solitamente non lo facciamo perche’ non ci pare una buona cosa. Non e’ nemmeno qualcosa che si insegna, in Paradiso. Lo sappiamo fare in pochi.- Spiego’ velocemente.

-Questo restringe il campo? Sai anche chi potrebbe essere stato?- Chiese il demone, alzandosi’ lentamente sui gomiti deciso a fare tutto il possibile per aiutare.

-Eilidih! Chi altro?- Urlo’ Belle, i pugni stretti per controllarsi.

-No, non lei. Qualcuno che puo’ sparire per un mese senza che la gente si preoccupi o faccia domande. La regina di certo non puo’ prendere e andarsene in questo modo.-

-Allora chi?- La vampira stringe le labbra, desiderosa di avere qualcuno da incolpare.

-Il generale? Potrebbe essere lui?- Provo’ Alaska.

-Probabile.- Concesse l’angelo. -Aeghon puo’ essersi inventato una qualche missione per spiegare la sua mancata presenza a corte.-

Belle annui’ lentamene, cercando di calmare tutta quella rabbia che prima era invece disperazione. Non poteva stare li’ a fare niente, doveva reagire, andare a prendere sua figlia e ammazzare tutti quelli che avevano osato toccarla.

-Bene, quindi cosa facciamo?- Chiese picchiettando con l’indice, impazientemente, sul proprio braccio.

-Le diamo quello che desidera.- Rispose Danyas. -Andro’ in paradiso e cerchero’ di capire cosa si e’ messa in testa ora.-

-Vuole portarvi via da me, e’ evidente!- Sbotto’ infastidita. -Come fai a non rendertene conto?-

-Allora ci serve un piano.- Fece notare Alaska, dando appena un calco alla gamba del divano. -Non puoi andare li’ e rischiare di farti bloccare in Paradiso.-

-Ha ragione, non ci puoi andare da solo.- Alex, ora seduto, supporto’ la propria ragazza.

-Ci vado io con lui.- Belle fece un passo avanti.

-No, salteresti subito all’occhio. Senza contare che le guardie nel castello non fanno entrare nessuno senza controllare prima, capirebbero che sei un vampiro.- Dan sospiro’ poi guardo’ Alaska. -Tu verrai con me. Alex, tu resterai qui a trattenere Isabelle da qualsiasi azione folle.-

-E’ anche mia figlia!-

-E non la vedrai mai piu’ se finisci ammazzata!- Le urlo’ contro l’angelo, stufo di perdere tempo. -Resta qui e non fare stronzate. Alaska e’ umana, posso farla passare per un angelo tardivo che ancora aspetta le ali.-

Dan non si fermo’ per altre discussioni, afferro’ il polso della ragazza e la trascino’ sul balcone, spiegando le ali e stringendola contro il proprio petto. -Chiudi gli occhi o verrai accecata.- Le disse prima di spiccare il volo immergendosi in un fascio di luce pura. Una volta attraversato mollo’ la presa sulla ragazza. Le mura del castello erano a pochi metri da loro.

Capitolo 20

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Capitolo 18

Capitolo 17

Danyas ando’ ad aprire la porta con un mezzo sorriso, facendosi da parte per far entrare i due amici. Lascio’ che raggiungessero il soggiorno da soli per fermarsi e chiudere la porta. Sapeva che non era una grade protezione contro un esercito angelico o contro una regina pazza ma solo quel gesto gli dava piu’ tranquillita’. Era una delle tante abitudini prese durante tutti gli anni passati sulla terra.

Lascio’ la chiave nella toppa e raggiunse la propria famiglia, sorridendo nel vedere la piccola Mery urlacchiare e dimenarsi fra le braccia del demone. Non aveva mai immaginato che lui avesse una tale predilezione e predisposizione per i bambini. Si lascio’ sprofondare in una delle poltrone sistemate, insieme al divano, attorno al tavolino.

-Volete qualcosa da bere?- Belle si affaccio’ dalla cucina con un sorriso pieno.

-Si’, l’hai della coca?- Chiese Alaska, sporgendosi in avanti per vederla meglio.

-Quella si sniffa, tesoro, mica si beve.-

-Alex!- Urlo’ quasi sconcertata Belle, facendo ridere gli altri due presenti. -Non con mia figlia in braccio. Non voglio che senta certe cose.- Continuo’ seria.

-Tanto mica le capisce.- Ridacchio’ il demone, baciando una manina alla piccola.

-Che ne sai?! Sai, hanno fatto degli studi e…-

-Dai, lascialo stare, mica la sta drogando.- Si affretto’ a calmarla l’angelo. -Era una stupida battuta.-

La vampira roteo’ gli occhi infastidita e spari’ dietro la porta della cucina per tornare dopo qualche minuto con un vassoio e dei bicchieri vuoti.

-Interessante, beviamo aria adesso.- La punzecchio’ sempre il Alex.

-Se non la smetti berrai le tue interiora frullate.- Ringhio’ Belle, tirando fuori dal nulla una bottiglia di succo.

Alaska scosse la testa rassegnata, pensava che dei battibecchi fossero cosa normale solo che non pensava di essere lei la spettatrice silenziosa. In quanto vecchia amica di divertimenti di Danyas era abbastanza certa che una o due battute le sarebbero state lanciate senza nemmeno pensarci, era una cosa quasi ovvia ai suoi occhi. Eppure, pareva proprio che la vampira le rivolgesse sorrisi tranquilli e per nulla infastiditi. Scelse quindi di ignorare il tutto preferendo un tranquillo pomeriggio con quella che era, piu’ o meno, la sua famiglia.

-Quindi, vi sposerete mai? Voglio fare il testimone.- Alex lascio’ la bambina a terra, adagiandola sul tappeto con attenzione.

-Non ne abbiamo mai parlato.- Ammise l’angelo, scrollando le spalle con indifferenza. -Non mi pare una cosa importante.-

Belle, a quella parole, abbasso’ lo sguardo deglutendo. Tutto cio’ che possedeva in quel momento era molto al di sopra di cosa aveva sognato. Di uomini ne aveva avuti a bizzeffe ma di bambini… quello era un autentico miracolo per lei. Nonostante tutto pero’ ogni tanto si riscopriva a immaginare di percorrere una navata con un vestito bianco. Non era nemmeno certa di poter entrare in una chiesa, non lo faceva da quando era stata trasformata. I sogni non sono limitati dalle preoccupazioni della razionalita’.  Amava farsi cullare in quelle fantasie anche se era ben cosciente di non vederle mai diventare realta’. Era una cosa difficile da accettare pero’ non faceva altro che rammentarsi quanta fortuna avesse gia’ avuto.

-E tu, Belle, non gli dici niente?- La voce del demone la ridesto’ da quei pensieri.

-Che posso dirgli? Sono gli uomini a fare la proposta, mica le donne.- Rispose velocemente, passandosi una mano fra i capelli e parendo divertita da quel discorso.

-Quindi stai dicendo che non ha le palle per chiedertelo?- Alaska sgrano’ gli occhi, scoppiando poi a ridere.

Dan sbuffo’ a quella frase ma non rispose, portando semplicemente le mani dietro la nuca deciso a lasciar correre.

-Le ha solo se servono a mettermi incinta.- Corresse la vampira, sorridendo con un pizzico di malizia. -Per fortuna che non ha dovuto partorire lui pero’ o di certo avrebbe fatto in modo di far sparire la bambina. Non lo avrebbe certo sopportato.-

Alex e Alaska scoppiarono a ridere, cercando pero’ di mantenere un contegno e sperando di assistere a una piccola lite domestica fra i due. Quando c’era da scatenarsi non sapevano proprio fermarsi senza contare che avevano un repertorio di insulti e frecciatine cosi’ vasto da poter intrattenere una folla di spettatori per giorni se non settimane.

-Magari lo facevo meglio di te, invece.-

-Come fa un uomo a partorire meglio di una donna?- Chiese perplesso il demone.

-Non puo’ partorire quindi ovviamente non puo’ farlo meglio.- Intervenne la ragazza dagli occhi color nocciola. Dando man forte alla compagna.

-Quindi ora stai con l’avversaria?- Quasi urlo’ incredulo Dan, alzando le braccia come a chiedere spiegazioni. -Che voltafaccia.-

-Le donne stanno sempre con le donne.- Rispose tranquilla lei.

-Da quando?-

-Da sempre.- Continuo’.

-Si’, tranne quando l’altra donna non ha rubato il ragazzo o il marito, tranne quando l’altra ha lo stesso vestito… o magari ruba l’unico posto di parcheggio cosi’ grande da poter parcheggiare senza chiamare in soccorso il proprio compagno o tranne quelle volte in cui cercando di far sentire piu’ vecchie o brutte o grasse le altre per stare meglio con se stesse. Tranne quando…-

-Abbiamo capito!- Esclamo’ Alaska infastidita, zittendo il demone. -Dio come sei snervante.-

-Sono pur sempre un demonietto, no- Ridacchio’ divertito dalla sua reazione. -Stavo solo scherzando. O forse no… dipende…-

Dan si alzo’ scuotendo la testa, non volevo piu’ sentire altri discorsi del genere. L’idea di radunarsi tutti era mirata a passare delle belle ore in compagnia, non a punzecchiarsi di continuo. Senza dire niente a nessuno spari’ per qualche minuto ma torno’ poi con in braccio diverse bottiglie di birra. Le sistemo’ sul tavolino’ poi ne stappo’ una, bevendo con soddisfazione. Non c’era nulla che una birra non potesse calmare. Forse le dispute sulla birra migliore ma non era quello il caso. Torno’ poi a sedersi e, vedendo la figlia gattonare verso di lui, la prese in braccio facendola sedere su una gamba.

-Credi che le spunteranno mai le ali?- Chiese dopo qualche minuto di silenzio l’unica umana nella stanza.

-Si’, penso che potrebbe succedere.- Ammise l’angelo, facendo comparire una piuma di luce e dandola a Mery per farla giocare. -Se cosi’ fosse le insegnero’ a volare.-

A quelle parole Belle sussulto’ spaventata. Non amava l’idea di essere sospesi nel nulla. Un conto era affacciarsi dalla finestra o dal balcone di un palazzo molto alto ma volare… quella poi era la sua bambina, se si fosse fatta male? Come avrebbe potuto aiutarla? Spero’ poi di non dover mai preoccuparsi di una cosa del genere, non in quel momento almeno dato che era ancora troppo piccola.

-C’e’ tempo ancora.- Alex si stiracchio’. -Mangiamo qualcosa? Inizio ad avere fame, e’ tardi.-

-Oh, si’, certo. Vedo cosa c’e’ in frigo.- Belle scatto’ in piedi come se tutto il tempo fosse stata seduta su una molla, pochi attimi dopo era gia’ sparita.

-Penso sia mio dovere darle una mano.- Alaska si alzo’ a sua volta, sistemandosi la maglietta prima di seguire la vampira.

-Siamo rimasti solo noi tre ora.- Disse Dan divertito, dando un buffetto sulla guancia di Mery, facendola ridere. -Anche se dovrei andare in bagno.- Mormoro’ qualche secondo dopo.

-La tengo io.- Si offri’ Alex, allungando le braccia verso la piccola.

-Torno subito.- L’angelo gliela sistemo’ fra le braccia poi corse via, lasciando i due soli.

Alex osservo’ la bambina con un sorriso soddisfatto, alzandosi e uscendo dalla casa senza dire nulla a nessuno. La chiave gia’ inserita gli rese le cose piu’ facili. Quando arrivo’ finalmente in un vicolo poco illuminato e ben nascosto si vide costretto a fare una scelta.

Quando Mikael spicco’ il volo con Meryem in braccio il corpo di Alex si accascio’ contro un muro, cadendo poi a terra con un tonfo.

Capitolo 19

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Capitolo 17

Capitolo 16

Belle si sveglio’ con un muglio, andando con un occhio chiuso a prendere la bambina dalla culla. Si chiese perche’ avevano scelto di non metterla in camera con loro anche se significava rinunciare a tutta l’attivita’ fisica che erano abituati a fare. Cosa che, tra l’altro, non succedeva piu’ perche’ erano entrambi sfiniti da quel piccolo pargolo urlante.

La strinse al proprio petto, sedendosi sul divano per farla mangiare e poi, dopo diversi tentativi di farla addormentare di nuovo falliti la porto’ con se’ nel lettone. La copri’ con attenzione, andando a tentoni e cercando di non svegliare Danyas. Quando finalmente chiuse gli occhi senti’ una manina che, per quanto delicata, cercava di alzarle le palpebre. Mugolo infastidita, rassegnata al dover restare sveglia.

-Mery, ti prego, e’ notte fonda.- Provo’ comunque a dire. La piccola ridacchio’ divertita, prendendosi i piedini con le mani e dondolando sotto le coperte.

La vampira scosse la testa, prendendo il ciuccio di riserva dal comodino e dandoglielo nella speranza di poter finalmente stare un attimo tranquilla.

-Non vuole dormire?- La voce roca di Dan quasi spavento entrambe.

-Non ne ha proprio intenzione…- Ammise affranta.

Danyas, senza aggiungere altro, avvolse la figlia con un braccio e la porto’ al proprio petto. Inizio’ quindi a cullarla e a cantare una dolce ninnananna in una lingua che Belle non aveva mai sentito. La melodia e la dolcezza dei suoni fecero addormentare quasi subito Mery. Soddisfatto le rimbocco’ le coperte, baciandole la testolina e chiudendo gli occhi come se nulla fosse successo.

-Ma come hai fatto?- Sussurro’ curiosa Belle, ormai senza sonno.

-Angelico.- Rispose semplicemente l’angelo. -Funziona sempre con i bambini ma anche con le persone adulte e agitate.-

-Per quello non ho sonno?- Lo prese in giro.

-Ho detto agitate, non gia’ tranquille. Tu hai gia’ sonno, solo che la tua mente e’ in modalita’ mamma. Chiudi gli occhi e vedrai che ti addormenterai.- Le consiglio lui, nel buio.

La vampira annui’ appena piu’ per se stessa che per lui dato che non poteva vederla. Prese una boccata d’aria giusto per fare qualcosa e poi si sistemo’ con il cuscino fra le braccia, addormentandosi quasi immediatamente.

***

Aeghon entro’ nella stanza del trono senza farsi annunciare, raggiungendo la regina che, come spesso succedeva quando non c’erano questioni da discutere, guardava il giardino dalla grande finestra che si apriva un balcone in marmo bianco.

-A cosa stai pensando?- Le chiese avvicinandosi, lanciando un’occhiata all’esterno.

-Come sta andando il piano? Nostro figlio e’ pronto?-

-Si’, nessuno si e’ accorto della differenza, ha passato molto tempo a studiare il carattere e il modo di fare del demone.-

-E’ uno dei meno potenti se e’ stato cosi’ facile, vero?- Chiese la donna, sospirando.

-Non ne ho idea, sembra che sia sulla terra da sempre. Non ci sono molte informazioni su di lui.- Ammise il generale con un sospiro.

-Dici che dovrei dirgli che e’ qui?- Mormoro’ dopo un attimo di silenzio lei. -Magari tornerebbe da noi, potremmo essere una famiglia di nuovo.-

L’uomo serro’ la mascella ma non si scompose, cercando di restare tranquillo nonostante quella sua frase. Una cosa che odiava era essere messo in discussione. Quello che anni fa aveva fatto non poteva e non doveva danneggiarlo.

-Ti ricordi come ci siamo conosciuti?- Lui cambio’ argomento, spiazzandola.

Eilidih annui’ perplessa da quella domanda. Non vedeva il nesso con quella situazione o con quel discorso. Si lascio’ voltare, aderendo con la schiena scoperta contro il vetro freddo della finestra.

-Eri sola, tuo fratello non riusciva nemmeno a guardanti in faccia dopo aver scoperto cosa avevi fatto. Cresceva vostro figlio praticamente da solo.- Le ricordo’. -Volevi solo qualcuno che ti amasse… qualcuno che ti dimostrasse di tenere davvero a te.-

-E tu mi hai sentita piangere nel giardino, mi hai ascoltata e rassicurata per tutto il pomeriggio.-

-E tutta la notte.- Continuo’ lui, con un sorriso soddisfatto. -E tutti i giorni a seguire e tutte le notti a seguire fino ad oggi.-

Lei annui’ rapita da quelle parole e da quei ricordi. Sapeva come erano andate le cose eppure sentirle la rassicurava. Era assurdo ma non importava perche’ quello era suo marito e qualsiasi parola dolce le faceva venire i brividi di piacere. Adorava sentirlo parlare e amava sentirlo parlare di loro due insieme.

Si dimentico’ dei figli, del fratello, della vampira e della nipote che voleva portare in paradiso. Non avevano piu’ importanza di fronte a quello che era la sua nuova ossessione. Nemmeno Aeghon avrebbe messo la mano sul fuoco dicendo che era davvero innamorata. Molto probabilmente era solamente stato cosi’ bravo da giocare con la sua mente in maniera impeccabile. Nonostante cio’ aveva scoperto, col tempo, che per lei provava davvero qualcosa. Era uno di quei casi strani in cui finisce con l’innamorarsi il cattivo. Non riusciva pero’ a vederci nulla di male. Aveva una donna, un figlio, una famiglia e il potere che sempre aveva agognato. Si era preso cura dei dettagli liberandosi si quel fratello che le faceva provare emozioni cosi’ forti per averla solo per se’. Non sopportava l’idea di doverlo rivedere, ma se per rendere felice Eilidih doveva convivere con i figli di lui poteva anche stringere i denti e andare avanti. L’importante era restare nel cuore e nella mente della regina per non parlare del letto.

Si era reso conto dopo poco tempo che il vederla nuda, ansimante e con i capelli arruffati lo riempivano di gioia. Adorava sentirla urlare, si sentiva forte e virile.

Si chino’ appena per baciarle le labbra con delicatezza, accarezzandole poi i capelli. Non gli interessavano le cose negative di lei, era pronto a compiacerla pur di non perderla.

-Poi staremo tutti insieme.- Sussurro’ sulle labbra di lei, sorridendo. -E tu sarai felice. Voglio solo questo.-

Eilidih sorrise. Il volto si illumino’ di allegria, speranza e serenita’. Sembrava una bambina alla quale avevano promesso di comprare il gioco tanto sognato. Lo strinse a se’, accoccolandosi contro il suo petto in seguito.

-Devo dirti una cosa.- Mormoro’ poi contro di lui, alzando gli occhi nei suoi. -Avrai un altro erede.-

Aeghon sgrano’ gli occhi poi scoppio’ in una risata dolce, come mai aveva fatto. La prese in braccio, baciandola con decisione. Era la migliore notizia che potesse mai ricevere.

Capitolo 18

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Capitolo 16

Capitolo 15

Aeghon si fece trovare nel vicolo che aveva indicato nel biglietto spedito pochi giorni prima. Controllava la propria tunica con attenzione, osservando ogni decorazione in filo d’argento e scorrendo le dita sul proprio nome ricamano sul polsino dentro. Aveva scelto di non indossare l’armatura quella volta, non aveva senso e poi sarebbe saltato subito all’occhio di qualsiasi passante per non parlare del rumore che avrebbe fatto a corte. Sapeva essere silenzioso pero’ che senso aveva darsi tanto da fare se non era strettamente necessario?

Alzo’ lo sguardo sul cielo, sbuffando annoiato. Era arrivato in anticipo e il tempo non passava piu’ o la persona che doveva vedere era in estremo ritardo? Odiava dover aspettare, era il tipo di persona che desiderava tutto e subito. In quel modo era riuscito a prendere il comando dell’esercito e poi a entrare nel cerchio privato della regina fino a diventare il suo amante e successivamente suo marito. Aveva cio’ che sognava da fanciullo. Il potere che bramava, nonostante dovesse condividerlo, era finalmente suo. Eilidih poi non era sempre attenta a cosa le succedeva attorno, spesso lasciava che altri prendessero decisioni al posto suo e per quelle occasioni era sempre pronto. Viveva per quei momenti, sentiva il cuore battere e l’adrenalina scorrere. Poteva decidere il destino di molte persone e cio’ lo elettrizzava anche piu’ del dovuto.

Scrocchio’ le dita una ad una, assaporando quel suono netto e acuto. Il cielo senza stelle rendevano la sua chioma ancora piu’ scusa di quanto non fosse gia’ al naturale. Cio’ entrava in netto contrasto con gli occhi grigio tempesta che restavano sempre in allerta.

Il suono di un sassolino calciato contro un muro attiro’ la sua attenzione verso la figura che aveva fatto la sua apparizione sotto il lampione che illuminava l’angolo della strada. L’uomo si prese qualche secondo prima di riprendere a camminare, avanzando verso il generale degli angeli mentre si toglieva il cappuccio rivelando i capelli biondi che lo distinguevano vistosamente dal suo interlocutore.

-Ci sei riuscito quindi.- Inizio’ Aeghon soddisfatto. -Non che avessi dubbi, ti ho insegnato io.-

-Non vantarti in questo modo, padre. Tutti gli angeli possono farlo ma non usano questo potere perche’ non ne hanno bisogno. Gli uomini si fanno governare anche senza doverne prendere il controllo.-

-Tu non sei dentro a un semplice umano, Mikael, lo sai.-

-Come dimenticare se me lo continui a ricordare ogni singolo secondo da quando mi hai spiegato il mio ruolo nel tuo piano?- Sbuffo’ il ragazzo, incrociando le braccia.

-Non e’ solo mio, lo sai. Tua madre ha bisogno di questa cosa, e’ molto importante per lei.-

-Giusto, io non basto come figlio. Deve raccogliere tutti i bastardi che ci sono in giro.- Rispose con risentimento lui, guardando a terra.

Mikael non era esattamente d’accordo con cio’ che gli era stato chiesto di fare ma non aveva avuto modo di tirarsi indietro. Non desiderava altra concorrenza e il semplice fatto di starsela procurando da solo lo mandava fuori di testa ma non poteva nulla contro il volere dei genitori. Soprattutto non poteva dire di no a sua madre, la regina. Non voleva sapere cosa sarebbe successo a un possibile rifiuto; ne aveva abbastanza paura.

Con una smorfia rialzo’ il capo puntando gli occhi azzurri su quelli del padre. Trovo’ buffo che solo nel corpo di un altro gli somigliasse dato che al naturale aveva ereditato tutto da Eilidih: capelli argentei e occhi verdi. Nonostante tutto Aeghon era stato un buon padre per un periodo. Da piccolo lo portava nei giardini a giocare, insegnandoli a riconoscere le varie specie di alberi e fiori che adornavano tutto cio’ che faceva parte del castello.

-Sai che ti ama, non fare il bambino viziato.- Lo rimprovero’ il generale, scuotendo la testa.

-Allora perche’ non si limita a farsi mettere incinta di nuovo? Hm? Perche’ non mi da’ un fratello legittimo invece di tutte queste missioni del cazzo!?- Urlo’ infastidito.

Aeghon, non sopportando piu’ quella scenata, gli diede uno schiaffo che riecheggio’ nel buio della notte. Rigo’ poi su se stesso per dare le spalle al figlio e allontanarsi prima di lasciare che la rabbia o qualche altra emozione prendesse il sopravvento di nuovo.

-Faro’ cio’ che devo.- Mormoro’ Mikael con una mano sulla guancia arrossata. -Se resta il segno mi inventero’ una scusa, sto pur sempre fingendo di essere un demone.-

-Molto bene, vedo che hai capito.- La risposta del padre fu fredda, quasi infastidita. -Prendi quella cosa… tua cugina, tua sorella, chiamala come ti pare, ma prendila. Ci pensera’ tua madre poi, sono certo che ha gia’ tutto programmato. Se anche la adottasse non sarebbe certo un’erede al trono. Chissa’, magari fra qualche centinaio di anni imparerai ad apprezzarla e potrai sposarla.-

-Tanto finche’ non morira’ la mamma non mi avvicinero’ mai a quel trono.- Ricordo’ infastidito. -E sinceramente non me ne potrebbe interessare di meno. Voglio solo finire questa cosa per tornare ai miei studi.-

-Come se una biblioteca potesse aiutarti in tutti gli aspetti della vita.- Disse con una smorfia disgustata Aeghon. -Dovresti allenarti con l’esercito invece di imparare a memoria i nomi delle piante.-

-Ti ricordo, padre, che sei stato tu a insegnami queste cose all’inizio.- Lo canzono’ il giovane, divertito. -Che poi per me sia rimasta una passione e’ tutta un’altra storia.-

-Sia come sia non ci siamo incontrati per discutere di cosa deve e non deve fare un principe.- Aeghon porto’ le braccia dietro la schiena, tornando a guardare con attenzione il figlio. -Per adesso come sta andando? Qualcuno si e’ accorto del cambio?- Indago’.

-No, pensano che siano uno dei loro. Ho accesso a tutte le informazioni, alla casa e alla bambina.- Spiego’ il biondo. -Non dovrebbe passare molto tempo, sono certo di finire questa cosa in poco tempo.-

-Molto bene, voglio concludere questa storia il prima possibile per tornare alle nostre vite e, chissa’, magari in questo modo avrai davvero un fratello legittimo. Ora pero’ torna pure da dove sei venuto prima che la ragazza noti la tua assenza.- Concluse il generale.

Mikael annui’ senza replicare, rimettendosi il cappuccio della felpa in testa e sparendo poco dopo dietro l’angolo lasciando il padre da solo sotto il cielo che, come d’incanto, era stato popolato da miriadi di stelle ormai stufe di restare nascoste dietro le nuvole.

***

Alaska si sveglio’ presto a causa dei raggi solari che penetrava dalla finestra; la sera prima si erano dimenticati di chiudere le tende. Dopo essersi stiracchiata noto’ pero’ che l’altra parte del letto era vuota e fredda. Si alzo’ lentamente, infilandosi i vestiti del giorno prima per scappare al freddo e usci’ dalla stanza.

Trovo’ Alex solo dopo diversi minuti, era seduto in cucina vestito come se stesse per uscire da un momento all’altro. Si accomodo’ di fronte a lui, rubandogli un biscotto dal pacco aperto sul tavolo e addentandolo poi.

-Sei sveglio da tanto? Non mi sono accorta che sei andato via.-

-Da un po’, sono uscito a prendere questi.- Annui’ accennando ai biscotti.

La ragazza non rispose pero’ ricordo’ perfettamente che quel pacco era stato aperto la mattina prima e che prima di andare a dormire lo aveva visto dentro il mobile della cucina. Cerco’ qualche espressione diversa dal solito repertorio del demone ma, non trovando nulla, si rassegno’. Se non voleva dirle il perche’ fosse uscito di prima mattina non vedeva il senso di insistere, erano fatti suoi alla fine dei conti.

Si alzo’, gli lascio’ un bacio sulla guancia, poi ando’ in bagno per prepararsi al resto della giornata, lasciandolo solo e non notando il foglietto appallottolato recentemente buttato dentro il cestino della cucina.

Capitolo 17

 

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Lidia Buble – Camasa Versuri/Testo/Traduzione

Lidia Buble – Camasa

Lidia Buble – Camasa

Nu as putea vreodata sa spun “Nu”
Nici frigul nu-mi ridica pielea cum mi-o ridici tu
Pui pe repeat iar Barry White
Vinu-i rece mereu, in contrast cu sufletul

Da’ poti lasa la mine o camasa
Cand te intorci sa stii ca esti acasa
Sa am ce lua in graba dimineata
Eu te-as purta pe mine si o viata

Da’ poti lasa la mine o camasa
Cand te intorci sa stii ca esti acasa
Sa am ce lua in graba dimineata
Eu te-as purta pe mine si o viata

Urasc cand pleci, dar te ador cand vii
E rece, calda, a ta iubire cu asimetrii

Ne pierdem randul orelor tarzii
In noapte pentru doi nebuni cu fantezii

Vreau sa ma vezi cum eu te vad pe tine
Dulce pacat adamic e atat de bine
Ia-ma de mana sa ne apartinem
Sa stie toti ca ne iubim fara retineri

Da’ poti lasa la mine o camasa
Cand te intorci sa stii ca esti acasa
Sa am ce lua in graba dimineata
Eu te-as purta pe mine si o viata

Da’ poti lasa la mine o camasa
Cand te intorci sa stii ca esti acasa
Sa am ce lua in graba dimineata
Eu te-as purta pe mine si o viata

Da’ poti lasa la mine o camasa
Cand te intorci sa stii ca esti acasa
Sa am ce lua in graba dimineata
Eu te-as purta pe mine si o viata

Da’ poti lasa la mine o camasa
Cand te intorci sa stii ca esti acasa
Sa am ce lua in graba dimineata
Eu te-as purta pe mine si o viata

Lidia Buble – Camicia

Non potrei mai dire “No”
Nemmeno il freddo solleva la mia pelle come la sollevi tu
Metti a ripetizione di nuovo Barry White
Il vino e’ freddo sempre, in contrasto con l’anima

Ma puoi lasciare da me una camicia
Cosi’ quando torni sai che sei a casa
Cosi’ che abbia cosa prendere di fretta la mattina
Io ti porterei addosso anche una vita

Ma puoi lasciare da me una camicia
Cosi’ quando torni sai che sei a casa
Cosi’ che abbia cosa prendere di fretta la mattina
Io ti porterei addosso anche una vita

Odio quando parti, ma ti adoro quando arrivi
E’ fredda, calda, il tuo amore con assimetrie
Perdiamo il conto delle ore tarde
Nella notte per due pazzi con fantasie

Voglio che tu mi veda come io vedo te
Dolce peccato “adamico” e’ cosi’ bello
Prenidimi per mano in moda da appartenerci
Che tutti sappiano che ci amiamo senza restrizioni

Ma puoi lasciare da me una camicia
Cosi’ quando torni sai che sei a casa
Cosi’ che abbia cosa prendere di fretta la mattina
Io ti porterei addosso anche una vita

Ma puoi lasciare da me una camicia
Cosi’ quando torni sai che sei a casa
Cosi’ che abbia cosa prendere di fretta la mattina
Io ti porterei addosso anche una vita

Ma puoi lasciare da me una camicia
Cosi’ quando torni sai che sei a casa
Cosi’ che abbia cosa prendere di fretta la mattina
Io ti porterei addosso anche una vita

Ma puoi lasciare da me una camicia
Cosi’ quando torni sai che sei a casa
Cosi’ che abbia cosa prendere di fretta la mattina
Io ti porterei addosso anche una vita

Capitolo 15

Capitolo 14

Alex si stiracchio’ e sbadiglio’ prima di alzarsi dal letto. Era notte fonda eppure non riusciva piu’ a dormire. Lascio’ che la coperta gli scivolasse di dosso e fece qualche passo verso la grande finestra della camera da letto. Si fermo’ pero’ qualche secondo davanti allo specchio accanto alla porta. Illuminati appena dalla luce lunare i suoi capelli sembravano brillare di luce propria mentre gli occhi azzurri catturavano l’attenzione. Abbozzo’ un sorriso. Era la solita bellezza scontata. Come tutti i demoni era cio’ che gli uomini trovavano bello in modo da poterli cosi’ ingannare. Avevo imparato pero’ ad accettare di essere il frutto dei desideri di altri e si era accettato. Aveva persino iniziato a considerarsi bello da solo facendo lievitare ancora di piu’ l’autostima gia’ alta come quella di qualunque altro demone.

Si stacco’ dal suo riflesso facilmente, raggiungendo in fine la finestra. Lancio’ uno sguardo sulla citta’ illuminata nel buio e appoggio’ la fronte sul vetro fresco con un sospiro di sollievo. Troppe cose gli passavano per la mente e per quanto ci provasse non riusciva proprio a concentrarsi su altro. Gli veniva troppo difficile, come se non fosse piu’ in possesso di tutte le sue facolta’. Qualcosa non andava, lo poteva percepire, ma era difficile capire che cosa. Chiuse gli occhi affaticato, reggendosi malamente sulle proprie gambe.

Una figura dai capelli color mogano gli si avvicino’ lentamente, abbracciandolo poi da dietro con preoccupazione.

-Torna a letto, Alex, e’ notte fonda.- Protesto’ stancamente.

Il demone spalanco’ gli occhi come svegliato da un lungo sonno e sorrise soddisfatto, annuendo appena e voltandosi per abbracciare quella figura minuta. Si morse poi la lingua nel tentativo di non fare la domanda sbagliata.

-Quindi stiamo insieme?- Sussurro’ dopo qualche minuto all’orecchio di lei.

-Se pensi di poterla reggere come situazione.- Annui’ lei piano. -Dan non so cosa dira’ ma Belle sara’ sicuramente felice di sapere che la scopamica del suo compagno non e’ piu’ un problema.- Continuo’ lei, staccandosi piano dal suo abbraccio e andando verso il letto per tornare a stendersi.

Il demone studio’ la sua figura e la raggiunse poco dopo. Sapeva cio’ che gli interessava.

<***>

Isabelle si era ripresa velocemente dopo la bambina e, ignara dell’incontro tra Dan e Eilidih, faceva del suo meglio per averne cura. Aveva sempre immaginato che fosse difficile ma non aveva mai capito fino a che punto. Nonostante cio’ non le dispiaceva perche’ era cio’ che aveva ardentemente desiderato per molto tempo. Aveva ridotto le quantita’ di sangue angelico perche’ non era piu’ pericoloso ma doveva comunque allattare la piccola. Quella era stata un’altra grande sorpresa. Non aveva mai pensato che la figlia di un vampiro fosse come un qualsiasi neonato.

-Ho lasciato una sacca di sangue in frigo.- La informo’ Dan, lasciandosi cadere sulla poltrona.

-Non devi prosciugarti per me, posso anche restare chiusa in casa per qualche giorno, sai? Mery non e’ piu’ in pericolo.- Aggiunse accarezzandole delicatamente il visino.

-No, ma deve mangiare e non vedo perche’ andare a comprare cose artificiali.- L’angelo incrocio’ le braccia con aria di sfida. Voleva solo il meglio per sua figlia.

La vampira roteo’ gli occhi ma non ribatte’ a quelle parole, limitandosi a scuotere appena la testa. La stupiva come, nonostante tutto, lui si impegnasse tanto. Poteva capire l’amore paterno ma quello… non era sicura che tutti i padri avrebbero avuto il coraggio e la forza di farsi prelevare sangue di continuo pur di non comprare cose inscatolate per il proprio bambino.

-Sta crescendo velocemente.- Cambio’ argomento lei, alzando gli occhi verdi su di lui.

-Come tutti alla sua eta’, ormai sono passati un paio di mesi.- Le ricordo’ scostando poco dopo lo sguardo.

Non succedeva spesso ma, ogni tanto, in quel colore rivedeva il proprio padre e non riusciva a sopportarne il peso. Non era piu’ nemmeno sicuro dell’esatta sfumatura che avevano.

Quelli di lei erano di un verde scuro, come l’erba al tramonto. Li amava perche’ amava lei. Di suo padre non aveva molte immagini, era piu’ che altro una cosa che sapeva e basta. Ma mai prima di incontrare lei si era fermato a rifletterci. Forse l’idea di avere di nuovo a cuore due occhi verdi aveva risvegliato in lui antichi ricordi.

-Sai, non mi hai mai raccontato di cosa e’ successo prima di Eilidih.- Sussurro’ Belle, coprendosi il seno e andando a posare Meryem nella culla. -Dei tuoi genitori e della guerra.- Continuo’ poi.

-Vorresti sapere?- Dan alzo’ un sopracciglio, sorpreso da quella strana richiesta.

-Mi piacerebbe.- Ammise. -Nemmeno io ti ho mai raccontato tutta la mia storia, potrei farlo dopo se hai voglia di ascoltarla.-

L’angelo abbozzo’ malamente un sorriso ma poi acconsenti’. Forse sarebbe stato un bene dirlo a qualcuno, parlare anche di quelle cose che anche per il paradiso erano un po’ un mistero da non risolvere.

-La guerra, quindi.- Inizio’ mettendosi comodo. -Nessuno sa perche’ inizio’. A dire la verita’ molto probabilmente una porta del paradiso era rimasta aperta o semplicemente era piu’ debole… nessuno indago’ mai sul come i demoni fossero riusciti a entrare senza farsi vedere. Ammazzarono e depredarono la citta’ poi si spinsero fino al castello. In quei giorni di disordine anche la terra venne lasciata un po’ a se stessa, un po’ come lo era anche prima. La differenza fu che, esattamente allora, c’era bisogno di protezione angelica anche nei territori umani. Questa non arrivo’.-

Belle aggrotto’ la fronte cercando di ricordare quale fosse uno dei piu’ famosi disastri umani ma l’unica cosa che le veniva in mente era il periodo del Medioevo che pero’ le pareva troppo vicino a loro. Doveva essere qualcosa di ancora piu’ vecchio anche se a lei non veniva nessuna idea.

-Hai presente Gesu’ e tutta la sua storia, vero?- Lei annui’ a quella domanda e Dan sorrise. -Tutti i massacri e tutte le cose successe allora, nella nostra mancanza, vennero romanzate dando loro un senso in modo che l’umanita’ non si sentisse completamente abbandonata. Ovviamente i nostri superiori ci diedero una mano ma il libro piu’ famoso al mondo non e’ altro che la copertura di una guerra fra angeli e demoni.-

-No, non e’ possibile.- Belle scosse la testa, incredula. -Non e’ mica sanguinoso come racconto!-

-E le piaghe d’Egitto?- Domando’ l’angelo, guardandola. -Ti dicono nulla?-

Belle si zitti’, cercando di capire quelle parole. Era una cosa assurda per una persona che aveva sempre creduto a cose completamente diverse. Nonostante cio’ era di fronte a un angelo e se lui non raccontava la verita’, chi lo avrebbe fatto allora?

-Quindi la societa’ moderna e’ costruita su bugie?- Chiese con un filo di voce.

-Per la maggior parte.- Ammise lui, abbassando lo sguardo.

<***>

Belle prese una grande boccata d’aria respirando a pieni polmoni prima di parlare. Gli aveva gia’ accennato qualche aneddoto ma, alla fine, non si era mai presa la briga di raccontargli tutto. Pensava che non importasse o che comunque a lui non interessasse. Eppure era li’ a guardarla in attesa, pronto ad assorbire ogni sua parola e per quanto potesse farle paura quella curiosita’ le riscaldava le membra. A lui importava di lei e di cio’ che le succedeva o era successo. Era l’ennesima conferma contro quello che aveva detto Eilidih. Lui la amava. Una cosa che adorava pensare perche’ voleva dire essere ricambiata. Anche lei amava lui.

-Non devi farlo per forza.- Dan le prese una mano fra le proprie, preoccupato.

-No, va tutto bene… voglio farlo. E’ solo che non l’ho mai fatto, non lo sa nessuno. La mia storia e’ un completo mistero.- Ammise accennando un sorriso. -Mi sono trasformata perche’ l’ho voluto. Eravamo solo io e mio fratello. Stavamo viaggiando, tornavamo a casa dopo aver passato un fine settimana a casa di amici, in collina. Dovevamo attraversare un bosco abbastanza fitto e la carrozza procedeva lenta. Sai, nel millesettecento le strade poco trafficate non erano sicure.- Continuo’ alzando gli occhi nei suoi, facendosi coraggio. -Ci attaccarono, non so da dove sbucarono ma uccisero i nostri accompagnatori… io svenni. Quando mi ripresi la carrozza non c’era piu’ mentre mio fratello, coperto di sangue, stava rannicchiato contro un albero. Andai a soccorrerlo ma poi notai che il sangue non era suo, non aveva nessuna ferita.-

-Non… non eravate a conoscenza dei vampiri?-

-No, non ne sapevamo nulla. Certo, le storie per spaventare i bambini le conoscevano tutti come anche ora ma mai mi sarei immaginata che sarei finita a farne parte.- Ammise lei, accennando un sorriso poco convinto. -Lo portai via da li’ ma subito notai che il suo comportamento era strano. Quando finalmente riuscimmo a collegare tutti i punti lui mi supplico’ di tagliargli la testa ma io… io ero debole anche allora, come adesso, e non…- Scosse la testa sospirando. -Alla fine della giornata mi ero fatta trasformare anche io. Non so chi ci ha attaccati e non so il perche’. Semplicemente ora sono un vampiro e non posso tornare indietro.- Concluse.

Danyas sospiro’ appena, scuotendo la testa e cercando di tenere a freno la lingua. Voleva sapere ma non voleva farle ricordare brutti momenti. Sentiva che gia’ quella storia, oltre ad averle tolto un peso dal petto l’aveva anche sconvolta.

-Mio fratello e’ scomparso.- Rispose lei, intuendo il suo dilemma. -Era finito in una compagnia poco raccomandabile, non mi ha mai voluto dire cosa facevano quando uscivano. So solo che e’ stato catturato e spedito all’inferno come prigioniero. Hanno preso la sua anima, non il suo corpo. Non c’e’ modo di riportarlo indietro.- Spiego’ asciugandosi le guance rigate dalle lacrime silenziosa che erano apparse durante quell’ultima parte di racconto.

-Vorrei poterti aiutare, Belle, davvero.- L’angelo la prese dolcemente fra le proprie braccia, cullandola.

-Lo hai fatto. Mi hai salvata da me stessa, no? Andavo con tutti pur di non essere mai sola. Mi sono cacciata in mille guai e altrettante mille volte ho pensato di lasciarmi morire sotto il sole. Mi hai dato una casa e una famiglia, non potrei mai ringraziarti abbastanza per questo.- Belle porto’ una mano sul suo viso, accarezzandoglielo dolcemente e appoggiando la fronte sulla sua. –Ti amo.- Sussurro’ poi sulle sue labbra prima di baciarlo.

Capitolo 16

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Capitolo 14

Capitolo 13

Non sapevano cosa aspettarsi dal parto di un vampiro per questo la sorpresa era stata doppia quando si erano trovati a correre in ospedale. Dan non ci aveva pensato eppure avrebbe dovuto essere ovvio. Con tutto il sangue angelico che aveva in corpo Belle era quasi una normalissima ragazza.

Aveva scoperto in quelle ore che l’ansia e la paura non risparmiavano nemmeno gli angeli. Certo, era anche la prima volta che aspettava sul serio un figlio. Non aveva aspettato Ryen e non l’aveva nemmeno voluto, un giorno era capitato fra le sue braccia. Non per questo l’aveva amato di meno, certo, pero’ era diverso. Era tutto completamente estraneo e invece di riuscire a incoraggiare chi stava sul serio facendo tutto il lavoro quello che riusciva a fare era camminare su e giu’ per il corridoio mangiucchiandosi le pellicine e cercando di ignorare le urla che sentiva.

Non gli piaceva, come avrebbe potuto? In fin dei conti lei stava soffrendo per colpa sua, era stato lui a fargli tutto cio’ eppure era anche convinto che poi sarebbe andata meglio. Si sentiva stupido, ridicolo e infantile. Stava costruendo cosi’ tanti castelli in aria che ci mancava poco a ritrovarsi sepolto da mattoni di fumo e nuvole.

Aveva chiamato poco prima Alex e Alaska. Non erano esattamente le persone che voleva vedere ma era certo che Belle avrebbe gradito compagnia. Immaginava che di solito certe cose venissero affrontate con il supporto di una famiglia ma la situazione non le dava quella possibilita’. Per lui, invece, erano le uniche persone vicine e importanti. Si era isolato per anni ma non da loro, soprattutto non da Alex anche se non faceva altro che lamentarsi di lui.

Avevano scoperto, con il tempo, che si erano influenzati a vicenda e che sulla terra erano arrivati quasi nello stesso momento anche se per motivi diversi. Avevano bevuto, riso, litigato, combattuto insieme. Era piu’ o meno un fratello e la cosa li faceva sempre ridere. Come potevano un angelo e un demone essere fratelli? Non potevano. Loro pero’ erano diversi. Ormai mutati dalla terra e dalle esperienze erano un angelo con un po’ di demone e un demone con un po’ di angelo dentro.

Quando senti’ una mano sulla schiena sussulto’; l’aveva colto di sorpresa. Si volto’ per guardare il ragazzo e sospiro’ stancamente. Era li’ da ore e ore. Pareva non finire piu’.

-Notizie?- Chiese il demone, accomodandosi su una sedia di plastica.

-No, solo che pare non voler uscire.- Sbuffo’ lui.

-Magari ha cambiato idea, ha visto che schifo e’ il mondo e che schifo fa suo padre.- Lo provoco’ Alex, ridacchiando.

-Vaffanculo.- Dan lo guardo’ storto, mostrandogli il dito medio.

Il compagno scoppio’ a ridere, rialzandosi e mettendogli le mani sulle spalle per bloccarlo ma anche per farsi guardare. Era uno di quei momenti in cui sentiva il bisogno di fare qualcosa per una persona che vedeva in difficolta’. Represse l’istinto di tirarsi indietro e si convinse a continuare. Quell’angelo, ala fine, c’era sempre stato per lui. Anche quando era finita male e ne aveva pagato le conseguenze non aveva fatto molte storie.

-Senti, Danyas Kal, sei un principe e un angelo. Figlio dei primi angeli ed erede al regno angelico. Hai superato una guerra, la morte dei tuoi parenti, le pazzie di tua sorella e la morte del tuo primo figlio. Hai vissuto da eremita sulla terra, hai aiutato tutti quelli che hanno avuto bisogno e hai spesso rinunciato a te stesso.- Inizio’ deciso. -Meriti una famiglia, meriti l’amore di Isabelle e meriti di essere felice. Non pensare a tutte quelle cose che non hai fatto o a tutte le volte che hai sbagliato. Pensa a tutto il buono che ti circonda, a quello che c’e’ di bello a questo mondo. Pensa a tua figlia, a come le sarai accanto. Immaginala fare i primi passi, dire le prime parole.- Continuo’ accennando un sorriso perche’ era vero, credeva in quelle parole che non sembravano poter venire da un demone. -Sarai un buon padre e un buon compagno. So che la ami, si vede, sai? Avete molte cose da scoprire uno dell’altra e viceversa, avete tantissime cose da condividere e da fare insieme. Crescerete una bellissima bambina e ne sarete felici. Tu ne sarai felice.- Lo scosse appena per dare piu’ enfasi alle proprie parole. -E se qualcuno provera’ a farvi del male io saro’ li’ per proteggervi, okay? Ci pensera’ lo zio Alex.- Concluse, riprendendo fiato.

Dan lo guardo’ per qualche secondo in silenzio, sorpreso di sentirlo parlare cosi’ tanto per qualcosa di diverso dal rimorchiare una ragazza. Annui’ lentamente e si concesse una risatia divertita.

-Lo zio Alex?- Chiese sogghignando.

-Lo potra’ dire solo la bambina, non tu.- Sbuffo’ spingendolo appena da parte per tornare a sedersi. -Alaska non viene?- Chiese poi.

-L’ho chiamata ma ha detto che forse e’ meglio aspettare. Sai, secondo lei portare la vecchia scopamica in ospedale per la nascita del figlio avuto dalla compagna attuale non e’ bello.-

-In effetti ha ragione.- Annui’ il demone, stiracchiandosi e alzandosi di nuovo. -Io vado a prendermi da bere, vuoi qualcosa anche tu?-

-Dell’acqua puo’ bastare.- Dan accenno’ un sorriso leggero, lasciandolo andare.

Quando pero’ si volto’ fece un passo indietro, sgranando gli occhi e stringendo i pugni. Non poteva succedere davvero, non in quel momento. Cerco’ di non dare di matto e si limitato’ a fare un cenno con la testa.

-Mi saluti solo cosi’?- Chiese la donna, avvicinandosi.

-Non lo farei proprio, se fosse per me.-

-Peccato, i rapporti tra fratelli andrebbero mantenuti.- La voce pareva rammaricata.

-Dipende dai rapporti in questione.- Sbotto’ lui. -Che vuoi da me ancora? Non puoi lasciarmi in pace e basta?- Continuo’ esasperato. -Perche’ sei tornata?-

-Perche’ mi hai rimpiazzata! Non si fa!- Urlo’ lei, ricomponendosi poco dopo. -Sei mio non di quella… quella cosa.-

-Eilidih, non ho intenzione di rovinarmi la vita per colpa tua di nuovo, tornatene da Aghon.-

La donna strinse i denti, infastidita. Come faceva a non capire? Le famiglie sono fatte per stare insieme, non per sfilacciarsi. Poteva accettare dei compromessi ma era convinta di doverlo riavere a castello.

-Puoi portare la mia nipotina, sai? E’ parte di te e non le farei mai del male.- Gli sorrise parendo quasi dolce. -Tutti insieme… pensa che bello, Dan. Una famiglia di nuovo…-

-Tu hai la tua, ti sei sposata, lo hai dimenticato?- L’angelo le si avvicino’, tenendole testa. -Lascia che io abbia la mia.-

-Se no?- Lei assottiglio’ gli occhi, cercando di capire se suo fratello fosse davvero cosi’ stupido da sfidarla.

-Vuoi che ci sia un “se no”? Pensi che sia saggio, Danyas?- La sua voce perse tutta quella tenerezza di poco prima, diventando tagliente.

-Tu sei lunatica e instabile, non passerei insieme a te nemmeno un altro giorno della mia vita!- Esclamo’ infastidito da quella insistenza. Subito dopo si senti’ piu’ leggero perche’, alla fine, quella era una verita’ che aveva taciuto per troppo tempo.

I tratti della regina si contrassero in una smorfia di puro odio ma non ebbe il tempo di rispondere perche’ dei passi riecheggiarono nel corridoio. Scompari’ lasciando suo fratello e il suo amico soli.

Alex guardo’ l’angelo perplesso, non capendo il perche’ avesse urlato contro il vuoto ma non pose domande perche’ poco dopo un dottore li raggiunse, chiedendo al padre della neonata se desiderava vederla prima che l’infermiera la andasse a lavare e vestire.

Capitolo 15

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Capitolo 13

Capitolo 12

Altre settimane passarono velocemente e nonostante Belle e Dan non avessero piu’ avuto incontri spiacevoli non riuscivano a stare tranquilli, non del tutto. Cercavano di andare avanti, di pensare al bambino, di dargli un nome e una cameretta completa.

La vampira correva di continuo per la citta’ in cerca di questo o quello che ancora mancava. Non riusciva poi a trattenersi dal comprare le piccole tutine che erano esposte nelle vetrine nei negozi specializzati. Probabilmente sarebbe stato il bambino piu’ alla moda e con il piu’ grande numero di completi di tutta la citta’.

Avevano deciso, insieme, di provare a fare una visita medica. Non ci avevano pensato prima a causa delle loro origini, se il bambino avesse avuto delle ali come l’avrebbero spiegato? Alla fine si era rivelato tutto nella norma e, dato che si poteva capire, avevano scoperto di star aspettando una bambina. A quella notizia Isabelle aveva letteralmente dato di matto irrompendo in tutti i negozi contenenti gonnelline e scarpette.

Danyas la lasciava fare, divertito da tutto quell’entusiasmo. Pensava, tra l’altro, che distrarsi in quel modo avrebbe tenuto il pensiero di Eilidih e delle sue parole lontano. Non voleva che si preoccupasse, non faceva bene ne’ e lei ne’ alla bambina.

Nonostante tutto, pero’, non avevano ancora scelto un nome e sebbene avessero ancora del tempo a disposizione non potevano rimandare fino al giorno prima del parto. La verita’ era che Belle non conosceva nemmeno un nome che le piacesse mentre Dan non voleva imporle un nome angelico.

***

Quella sera le si sedette accanto, sul divano, stiracchiandosi pigramente. Era deciso ad affrontare quell’argomento una volta per tutte. Non sapeva pero’ cosa aspettarsi come repliche e la cosa lo intimoriva leggermente.

-Stavo pensando che dovrebbe avere un nome. -Inizio’ accennando al pancione.

-Hai qualche idea?- La vampira non parve molto interessata alla questione, il programma che davano alla televisione assorbiva tutte le sue energie e tutta la sua concentrazione.

-Si’, ne ho una.- Ammise piegando la testa di lato. -Ti va di chiamarla Fagiolina?-

-Si’, si’, va benissimo.- Mormoro’ la vampira, annuendo senza staccare gli occhi dallo schermo.

-Sei seria, Belle?- Sbuffo’ lui. -Ti va bene se la chiamiamo Fagiolina?-

-E’ un bellissimo nome.- – Continuo’ a dargli corda senza ascoltarlo veramente. Solo quando il programma venne interrotto dalla pubblicita’ sgrano’ gli occhi e lo guardo’ di traverso. -Non la possiamo chiamare Fagiolina!-

-Ma non mi dire!- Si finse sorpreso lui. -E io che avevo capito che ti piaceva!-

-Non ti stavo ascoltando, okay?- Ammise lei, roteando gli occhi. -Stavo guardo una cosa interessante.-

-Era un programma sulle capigliature piu’ complicate degli ultimi duecento anni.- Le ricordo’. -E’ interessante?-

-Certo che lo e’!- Borbotto’ lei, sospirando poi. -Io ero seria… va bene qualsiasi nome tu scelga, non ho idee. Non mi piace nulla di cio’ che conosco e poi, in verita’, a me importa che stia sana. Possiamo chiamarla anche Fagiolina pero’ penso che lei ci restera’ male quando i bambini la prenderanno in giro.- Ammise poi.

-Io ne ho uno, pero’ devi essere d’accordo.-

-Dimmi e io valutero’.- Belle accavallo’ le gambe anche se con difficolta’ e solo per pochi secondi prima di stenderle di nuovo in avanti con uno sbuffo.

-Meryem.- L’angelo la guardo’ attentamente cercando di capire la sua reazione. -Penso che possa andare, suona bene, no?- Chiese in seguito.

Belle ci penso’ qualche secondo, ripetendo poi sia mentalmente che con dei sussurri quel nome che pareva accarezzare le corde vocali per poi irradiare tutto lo spazio circostante d dolcezza e luce. Se ne ritrovo’ entusiasta e con un sorriso si sporse ad abbracciare Dan.

-E’ meraviglioso, mi piace da matti!- Rispose poi, guardandolo. -Ho fatto bene a lasciare questa scelta a te.-

-Sicura?- L’angelo la strinse a se’, facendola sedere sulle proprie gambe. -Insomma, puoi anche non fingere che vada bene, sai?-

-Ma io trovo che vada bene.- Belle lo guardo’ convinta, baciandolo dolcemente. -Piacera’ anche a lei, ne sono certa.- Concluse poi.

<***>

Danyas affronto’ i mesi seguenti con grande attenzione, riflettendo su ogni possibile mossa della sorella e dei pericoli che aspettavano dietro l’angolo. Aveva contemplato l’idea di trasferirsi ma non era il massimo della comodita’ con una bambina che stava per nascere e una vampira che dipendeva dal suo sangue per poter restare alla luce del sole. Certo, ormai dopo tutti quei mesi molto probabilmente il suo organismo l’aveva assimilato riuscendo a riprodurlo da solo in piccola parte ma dubitava che bastasse per la fame, il sole e la gravidanza. Non poteva iniziare a scappare proprio in quel momento. Era troppo.

Nonostante cio’ aveva potuto raggiungere Alex e Alaska per una piccola riunione sull’argomento. Loro lo conoscevano da cosi’ tanto che il suo passato in Paradiso non era un segreto. Non volendo allarmare Isabelle quelle erano le uniche altre persone a cui poteva parlarne.

-Hai paura che vi perseguiti?- Chiese la ragazza, perplessa. -Pensi che ne sarebbe capace?-

-Certo che lo e’.- Alex si gratto’ la nuca. -Pare piu’ un demone che un angelo.-

-Non penso abbia mai bruciato qualcuno per un debito in denaro.- Lo fulmino’ con gli occhi Alaska.

-Era il periodo della caccia alle streghe!- Provo’ a difendersi. -Alla gente piaceva quel genere di spettacolo! E poi era comunque un criminale. Aveva rubato a molte persone.-

-Cio’ non ti giustifica comunque.- Ribatte’ l’umana, incrociando le braccia al petto.

-Mi giustifica il fatto che sia un demone, allora?-

-Non del tutto dato che ormai dici di aver perso quella tua incontrollabile rabbia e voglia di fare del male.- Gli fece notare accigliata.

-Possiamo tornare alla mia ragazza e a mia figlia?!- Sbotto’ l’angelo, stufo di sentirli discutere. -Criminale o meno quello e’ bruciato, carbonizzato e completamente decomposto! Dubito che possa interessargli sentirvi litigare come due bambini su questa cosa.-

Alex lancio’ un’ultima occhiata quella ragazzina cosi’ piena di se’ poi annui’ con un sospiro rassegnato. Non sapeva ancora se essere felice di averla conosciuta grazie a quell’angelo che aveva bisogno di aiuto o se fosse solamente scocciato. Nel dubbio preferiva punzecchiarla, darle corda e vedere quanto caparbia potesse diventare; lo divertiva molto. Le soffio’ un bacio che Alaska ricambio’ con una smorfia poi scrollo’ le spalle.

-Non possiamo fare molto se scendere qui per farvi del male perche’ di certo non avvisera’, pero’ sono certo che possiamo fare del nostro meglio per proteggere tua figlia e tua moglie.-

-Vi siete sposati?!- Trillo’ la ragazza, scattando in piedi. -Non me lo hai detto?-

-Non ci siamo sposati.- Rispose immediatamente l’angelo, roteando gli occhi.

-Oh, lo farete.- Alex parve saperla lunga sulla questione.

-Senti, io faro’ qualsiasi cosa mi chiederai di fare quando avrai bisogno.- Continuo’ decisa Alaska. -Insomma, spero non ci sia bisogno pero’ non voglio che tu soffra ancora… soprattutto vedendo quanto sei stato felice negli ultimi mesi.-

Dan accenno’ un sorriso sghembo poi la ringrazio’. Forse non era una cosa normale ma quello era il suo ristrettissimo gruppo di amici: un’umana e un demone esiliato. Negli anni che pero’ avevano passato insieme avevano scoperto di potersi fidare gli uni degli altri e cio’ li aveva avvicinati piu’ di ogni altra cosa. La fiducia e’ il collante piu’ forte che esista.

-Conta su di noi, le proteggeremo se ci sara’ bisogno.- Annui’ Alex, alzandosi e dando una pacca sulla spalla destra dell’angelo.

-Speriamo non ci sia il bisogno.- Mormoro’ Alaska anche se poco convinta. Da tutto cio’ che sapeva della Regina Svitata non vedeva come la cosa potesse concludersi tranquillamente.

Capitolo 14

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Capitolo 12

Capitolo 11

Dan guardo’ la vampira cercando di processare tutte quelle informazioni. Sua sorella che si esponeva cosi’ tanto per potergli arrecare danno? Gli pareva assurdo. Molto probabilmente voleva verificare con i propri occhi quello che le era stato riferito, il come lui era andato avanti ricreandosi uno spazio sicuro e confortevole in cui stabilire di nuovo degli affetti. Aveva creduto di essere al sicuro ma non era cosi’, evidentemente lei non poteva sopportare l’idea di saperlo tranquillo e felice.

-Lo sapevi?- La voce di Belle gli arrivo’ alle orecchie come un leggero soffio. –Sapevi che ti stava tenendo d’occhio?-

L’angelo non rispose, scuotendo la testa. Che senso aveva spiegarsi se ormai il danno era fatto? Alzo’ gli occhi su di lei e non riusci’ a vedere altro se non terrore. Aveva paura di farsi del male, di fare del male al bambino e forse, molto in fondo, di fare del male anche a lui. Non riusci’ a biasimarla per quei pensieri dato che avrebbe potuto prevenire quella situazione. Cio’ che lo spaventava davvero, pero’, era altro. Se non si fosse arresa cosi’ ma avesse continuato a dar loro fastidio? Iniziava ad avere davvero paura di sua sorella. Era entrata in casa loro come se nulla fosse.

-Dan!- Urlo’ lei, infastidita. -Non ignorarmi.- Aggiunse poi.

-No, non lo sapevo.- Mormoro’. -Non con certezza.- Ammise in seguito.

-Pero’ sapevi che c’era la possibilita’?- Indago’ incredula.

-Sai la mia storia, la nostra storia, Isabelle. Mi sono nascosto per molto tempo e pensavo avesse perso interesse per me. Credevo di essere uno qualunque ora, di non contare nulla per lei, di poter vivere la mia vita.-

-E quando pensavi di dirmi che tua sorella poteva ancora tenerti d’occhio? Quando mi avrebbe uccisa per gelosia?- La vampira, infastidita, strinse i denti.

-Non ha motivo di fare del male a te, calmati.-

-Ma a nostro figlio si’!-

-Se vuole fare del male a qualcuno… quello sono solo io. Non ha motivo di toccare voi due, non fisicamente almeno.-

-Come se cio’ che provo non valesse niente.- Disse con amarezza la ragazza. -Come se tu mi avessi solo usata e illusa… io non ci voglio credere, so che anche tu… che anche tu provi cio’ che provo io.- Alzo’ gli occhi su di lui e rabbrividi’ come se fosse investita da venti gelidi.

-Belle io… cosa vuoi che ti dica?- Le chiese.

La vampira scosse la testa, accennando un sorriso fra il sofferente e il divertito. Davvero non riusciva a capirlo? Sua sorella era gelosa perche’ fra di loro c’era ben piu’ di un bambino. In quei mesi si erano avvicinati ma, come aveva immaginato, solo lei lo aveva ammesso con se stessa. Probabilmente lui non l’avrebbe mai fatto e per quanto la ferisse continuava a ripetersi che doveva aspettarselo, che era ovvio. Eppure sentiva il bisogno di dirgli cio’ che provava. Doveva liberarsi di quel peso che la opprimeva da ormai troppe settimane. Non era mai stata quel tipo di persona che si perdeva in smancerie ma non si era mai nemmeno nascosta. Preferiva mostrarsi per la sua vera natura e sentiva il bisogno ma anche il desiderio di sfogarsi con lui. Non importava cio’ che avrebbe pensato o fatto in seguito. Doveva mettere le cose in chiaro almeno fra di loro.

-Ha detto che non ti avrei potuto cambiare.- Inizio’. -E non ho capito, sul momento, cosa intendesse dire ma penso di capirlo ora. E’ convinta che tu non possa amare, che tu mi stia solamente usando e che io sia stupida ma non e’ cosi’. Sapevo cio’ che stavo accettando quando ho deciso di tenere questo bambino. Sapevo che mi sarei innamorata perche’ sei cosi’… cosi’ perfetto. Sei dolce e accorto con me, non penso che avrei mai potuto chiedere di meglio.- Concluse poi con un sospiro liberatorio.

Danyas la guardo’ incredulo per qualche minuto, in seguito le sorrise e si alzo’ per sedersi accanto a lei e stringerla contro il proprio petto, assaporando la morbidezza della sua pelle e il profumo dei suoi capelli. Aveva ragione lei, come avevano fatto a credere di poter andare avanti senza innamorarsi? Non lo sapeva piu’.

-Anche io.- Sussurro’ quasi, piegandosi verso il suo orecchio come a confidarle un segreto. -Mi sono innamorato anche io.- Aggiunse poi con un mezzo sorriso.

Le alzo’ poi il viso con dolcezza, tenendole il mento fra indice e pollice per baciarla con delicatezza. Le sue labbra ebbero un sapore piu’ dolce del solito, trattenne il respiro, quasi potesse sentirlo meglio. Si allontano’ solo dopo qualche secondo, sorridendo poi dolcemente alla vista delle guance arrossate di lei.

-Si sbagliava.- Belle lo guardo’ in cerca di conferma.

-Certo che si sbagliava. E’ solo una stronza egoista e manipolatrice.-

Belle si accoccolo’ contro il suo petto, nascondendosi fra le sue braccia. Era strano ma pensava di potercela fare. Quella donna non le avrebbe tolto tutto quello che aveva sempre desiderato. Era felice e, di certo, non sarebbe stato un angelo a distruggere tutto. Era davvero paradossale come, in verita’, gli esseri alati come lei avrebbero dovuto aiutare e non mettere in difficolta’. Era pero’ vero che lei era un vampiro e non un umano, forse le cose non valevano poi per tutti e il cielo preferiva quegli esseri chiamati “puri”.

<***>

Aghon poggio’ le mani sulla scrivania, piegandosi in avanti e lasciando che i capelli di media lunghezza gli scorressero attorno al viso armonioso come una cascata. Odiava dover dare spiegazioni delle proprie azioni ma, a quanto pareva, era necessario. La regina non faceva altro che osservarlo con durezza, le mani strette a pugno.

-Quindi, caro, pensi di iniziare a parlare prima della fine della serata?-

-Penso tu sappia gia’ tutto.- Le fece notare, rimettendosi in posizione eretta.

-Io voglio capire il perche’.- Rispose la donna calcando l’ultima parola.

-Dovevo tenerlo lontano da qui, in qualche modo.- Spiego’ giungendo le mani dietro la schiena. -Forse non ti piace il modo che ho scelto per farlo ma non puoi negare che abbia funzionato a meraviglia.-

-Pensavo mi avesse abbandonata!- Urlo’ Eilidih, prendendo la spada di una delle due guardi ai lati della porta e gliela punto’ contro. -E’ mio fratello!-

-E io sono tuo marito.- Le ricordo’ il generale senza scomporsi, osservando la punta della spada che sfiorava appena il suo petto. -Padre di tuo figlio. Erede al trono angelico. Vuoi davvero uccidermi? Sara’ il mio sangue a bagnare le tue mani e la tua anima per la prima volta?-

La donna lascio’ cadere a terra la lama, il rumore del metallo che toccava il pavimento rieccheggio’ nella stanza.

-Quello che ho fatto e’ stato per noi, solo per noi.- Continuo’ lui, facendo qualche passo verso di lei.

-Volevi tenermi al sicuro?- Domando’ con un tono che serviva piu’ che altro a convincere se stessa. -Mi volevi tutta per te.- Aggiunse poi con un sorriso smagliante, dimenticando in un secondo tutto cio’ che era successo. SI avvicino’ ad Aghon e lo strinse fra le proprie braccia, baciandolo con decisione.

Le guardie uscirono ad un suo segno e li lasciarono soli proprio mentre il vestito di lei andava a raggiungere, insieme agli abiti del generale, la spada abbandonata sul pavimento.

Capitolo 13

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