Capitolo 1

Danyas socchiuse lentamente gli occhi, guardandosi attorno e sorridendo beatamente al ricordo della sera prima. Fece forza sulle braccia e alzo’ il busto sbadigliando poi prima di guardare l’ora. Sbuffo’ infastidito, si era di nuovo svegliato tardi. Scivolo’ giu’ dal letto e apri’ la finestra osservando il panorama che la citta’ gli proponeva: tetti illuminati se non quasi bruciati dal sole, persone che correvano da tutte le parti, macchine ferme nel traffico.

Nulla di nuovo.

Si stiracchio’ andando poi in cucina dove trovo’ un bigliettino con una firma e un numero di telefono; ridacchio’ fra se’ e se’ poi accartoccio’ il pezzetto di carta e lo butto insieme al cartone vuoto del latte. Non le richiamava mai. Non voleva avere nulla di serio, non piu’. Non dopo quello che gli aveva fatto sua sorella.

Fare colazione a quell’ora gli parve improponibile cosi’, anche se di malavoglia, si vesti’ per uscire e comprare qualcosa per pranzo, o per cena, non ne era molto sicuro. Avere l’eternita’ davanti certe volte metteva in crisi la mente.

Le strade non erano frenetiche come al solito, forse era uscito troppo presto o forse troppo tardi; dopo tutti gli anni passati sulla terra ancora non era riuscito a capire bene come loro pensassero o almeno come si comportassero in certe situazioni. La cosa lo divertiva, era tutto un mistero e per questo spesso si incuriosiva tentando di scoprire di piu’ ma poi si fermava rendendosi conto che l’umanita’ stessa avrebbe perso il suo fascino.

Quella sera cosa avrebbe potuto fare di nuovo? In verita’ non molto; la sua vita era ormai un circolo vizioso di cose che sua sorella non poteva fermare. Il divertimento, quella era l’unica cosa rimastagli. Certe volte, riflettendoci, sorrideva amaramente, si sentiva un po’ come Lucifero. Un angelo condannato a stare fuori dal regno dei cieli poi pero’ si rendeva conto che i motivi erano diversi e si dava dello stupido. La sua vita era cosi’ per colpa di persone che conosceva da sempre e che non si erano opposte. Non poteva farci nulla, non piu’; era passato decisamente troppo tempo per intervenire in una qualsiasi maniera. Che avrebbe dovuto fare? Uccidere sua sorella e poi usurparne il trono? No, non era cio’ che desiderava. La vita a palazzo era spesso stata un incubo per lui; non aveva intenzione di tornarci di spontanea volonta’. Li’ era dove sua sorella l’aveva tradito in ogni modo possibile ed era certo che ogni singola pietra di quella costruzione glielo avrebbe ricordato.

Sbuffo’ infastidito da tutti i pensieri che gli affollavano la mente, si era ripromesso di non pensarci piu’ eppure non ci riusciva. Poteva sviarli per un po’ ma tornavano sempre. Quel problema di fondo che odiava ammettere era li’. Nessuno aveva fermato quella persona che avrebbe dovuto amarlo e proteggerlo, nemmeno lui, non si era mai difeso.

-Dan!- Si volto’ sorridendo poi allegramente alla persona che si stava avvicinando. –Sono tre strade che ti urlo dietro, mi avranno presa per pazza!- Borbotto’ la ragazza, riprendendo fiato dopo la corsa che aveva fatto per raggiungerlo.

-Scusami, Ali, non ero molto attento a cosa mi circonda.- Si giustifico’ stringendosi nelle spalle.

-Perche’, lo sei mai?- Lo provoco’ divertita poi scosse la testa, legandosi i capelli in una coda alta.- Allora, questa sera aprono questo nuovo locale molto figo e tu devi, ripeto, devi venirci con me.-

-Mi stai costringendo a farti da accompagnatore?-

-Piu’ o meno, penso che tu possa trarne vantaggio, sai? Sono certa che troverai buona compagnia.

-Non saresti tu la mia compagnia?- Domando’ divertito.

-Solo per i primi trenta minuti, ti conosco ormai e con te non ci faccio proprio nulla.- Rispose lei premendo l’indice contro il suo petto ripetutamente. –Nulla.-

-Va bene, va bene, verro’ con te ma se non mi piace me ne vado immediatamente, sappilo.-

-Oh, ti piacera’ molto invece, non e’ come i soliti posti che frequenti.- Ridacchio’ lei, stiracchiandosi.

-E cosa lo renderebbe cosi’ diverso?-

-Le persone.- Disse semplicemente con un sorrisetto divertito. –Non e’ un locale per terrestri.- Aggiunse poi.

Dan la guardo’ attentamente per diversi secondi senza essere molto convinto dalle sue parole, poi sospiro’ e annui’. Che poteva esserci di male nel cambiare posto una volta tanto? O cambiare compagnia? Aveva sempre preferito essere solo, restare fuori da quel mondo di poteri, trasformazioni e faide ma non ne aveva guadagnato molto. Alaska era l’unica persona con cui ancora parlava; erano amici in un certo senso.

-Non ci saranno demoni, vero? Non voglio essere coinvolto in una rissa.-

La ragazza guardo’ in giro titubante, alzando poi gli occhi nei suoi con una di quelle espressioni che faceva quando doveva dare una brutta notizia.

-Ci sara’ Alex.- Disse infine.

Lui roteo’ gli occhi infastidito poi la guardo’ con aria sconsolata. Alex era una di quelle persone con cui non voleva avere a che fare semplicemente perche’ riusciva sempre, ma proprio sempre, a finire nei casini e trascinarci tutti quelli che lo conoscevano.

La terra era il piano neutro su cui sia demoni che angeli potevano vivere senza problemi; ovviamente infastidendosi ma comunque in maniera relativamente civile.

-No, io non ci vengo.- Incrocio’ le braccia al petto. -Preferisco chiudermi in casa tutto il giorno. Preferisco andare a lavorare e non lo faccio da due decenni!-

-Tanto quella compagnia va avanti senza di te da due secoli, no? Che ti cambia se fai questo sforzo per me?- Alaska si sporse verso di lui, sorridendo e poggiando le mani sulle sue braccia. -Ti prego, non ho con chi andarci!-

-E non ci puoi andare da sola?- Propose.

-In mezzo a demoni e vampiri? Sul serio?-

-Non eri perfettamente in gradi di badare a te stessa?- Domando’ lui, facendole il verso e riferendosi a una conversazione avuta molto tempo prima.

-C’erano altri come me, non so quanti ce ne siano questa sera… potrei essere solo io. Dai, da quando vuoi perderti l’apertura di un locale?-

-Da quando c’e’ Alex!- Sbotto’ infastidito. -Mi hanno arrestato l’ultima volta che l’ho visto.-

-Poi ti hanno rilasciato.- Gli ricordo’.

-Mi sono fatto rilasciare convincendoli un po’ a parole e un po’ a magia.- Preciso’.

La ragazza rimase in silenzio, guardandolo con aria da cucciolo bastonato, sbattendo piu’ volte le palpebre.

-Ti odio.- Mormoro’ lui.

-E’ un si’?- Chiese speranzosa lei.

-Vedi di essere pronta per le nove o io torno a casa e non esco piu’.- Rispose girando i tacchi e riprendo a camminare.

-Grazie!- La senti’ urlare da dietro di se’ ma non rispose, velocizzando il passo ed entrando poi nel primo baretto saltatogli all’occhio.

Alex sarebbe stato presente cosi’ come molte altre persone che evitava da una vita, ne era sicuro, ma era troppo tardi per tirarsi indietro e tutto per colpa di quel briciolo di affetto che provava per quella ragazza. Alaska era umana, si’, ma per varie circostanze era venuta a conoscenza di quel mondo che molti ritengono solo una storiella. Come lei ce n’erano molti: figli di un umano e una creatura o dei parenti lontani che ancora ricordavano un’unione insolita; poi bisognava sempre ricordare che i vampiri trasformati recentemente avevano ancora molti conoscenti in vita e non tutti volevano mantenere il segreto. Il mondo che un normale umano non notava era sempre piu’ grande e, per chi aveva i giusti agganci, era anche un posto pieno di opportunita’.

Per lui significava solo avere a che fare con persone che non amava avvicinare; gli immortali erano piu’ difficili da gestire perche’ potevano sempre tornare… dopo un decennio o dopo un secolo. I mortali no, bastava cambiare quartiere o citta’ per abbastanza tempo e non affezionarsi a nessuno di loro. Ci era riuscito meravigliosamente bene per anni e anni, poi la parte angelica che ancora era in lui aveva salvato quella ragazza, Alaska, da un attacco demoniaco. Non che lei non conoscesse gia’ la verita’ della duplicita’ del mondo che abitava, ma un angelo non l’aveva mai incontrato, almeno da quanto gli aveva poi detto. Erano rimasti in contatto un po’ perche’ la solitudine cominciava a farsi sentire e un po’ perche’ lei sbucava sempre fuori per quanto tentasse di allontanarla.

Su una cosa doveva pero’ darle ragione, nemmeno lui, in tutti gli anni che aveva trascorso sulla terra, aveva mai incontrato un altro angelo; non ne aveva nemmeno percepito uno. Non importava, ne era felice, nessuno avrebbe avuto modo o motivo di disturbarlo.

Pago’ il conto dopo aver dato un’occhiata all’ora. Doveva muoversi e arrivare a casa per darsi una sistemata e uscire, tanto sapeva che lei sarebbe stata pronta in anticipo; era sempre cosi’ quando non vedeva l’ora di fare qualcosa.

Prologo

La bambina guardo’ il neonato attentamente, aggrottando la fronte poco convinta. Quello era il suo nuovo fratellino? Eppure non le assomigliava per nulla. Non aveva i suoi capelli argentei, non aveva i suoi occhi verdi… in effetti non poteva essere sul serio suo fratello. Doveva esserci un errore.

-Mamma, quando lo riporti indietro?- Chiese osservando la donna che stringeva il piccolo fra le braccia.

-Non posso farlo.- Accenno’ una risata, accarezzandole i capelli.

-Non puo’ essere il mio fratellino, assomiglia troppo a papa’!- Sbotto lei, piagnucolando. -Non e’ uguale a me!

-Non deve certo esserlo, Eilidih. E poi sono certa che, col tempo, gli vorrai bene.

La piccola torno’ a guardare quegli occhi blu identici a quelli del padre. No, non poteva essere. Quello non era il suo fratellino. Forse era altro, un po’ come lo era suo padre per sua madre. Loro non erano fratelli. Magari anche lei e quel piccolo fagottino, da grandi, si sarebbero baciati come loro facevano quando nessuno della corte era nei paraggi. Quella era una domanda che le faceva avere notti insonni. Perche’ il re e la regina non si baciavano mai in pubblico?

<***>

La ragazza dai capelli argentei sospiro’ rassegnata. Quelle ore non finivano mai; ormai sapeva cio’ che le era necessario per comportarsi come una degna principessa. Non volava per le stanze, non si intrometteva nel mondo degli umani, non usciva di nascosto per vedere qualche guardia o qualsiasi altra persona. Lei aveva tutto cio’ che le serviva dentro il castello, aveva suo fratello. Certo, con il passare del tempo aveva capito che non serviva essere identici per avere un legame di sangue; secondo la sua insegnante per una cosa del genere bisognava essere gemelli ed era ovvio che loro due non lo erano. Semplicemente poco le importava del sangue, desiderava essere come sua madre. Seria, decisa, amata. Amata dal popolo, dal marito. Si’, anche lei avrebbe avuto una vita simile. Avrebbe guidato il regno angelico, mantenendo l’equilibrio sulla terra ed evitando le ostilita’ con il regno infernale.

-Sorella, ti vedo molto presa oggi.- Una voce la fece tornare alla realta’.

-Smettila, stavo solo riflettendo.- Zitti’ velocemente il ragazzo che aveva accanto, ignorandolo e tornando alla lezione.

Doveva restare attenta, mostrare che era degna di essere l’erede dei suoi genitori. Avevano aspettato piu’ di mille anni per tentare di avere dei bambini. Desideravano che tutto fosse tranquillo prima di prendersi cura di qualcuno bisognoso di tante cure. Finalmente erano in pace da quasi due secoli e si erano decisi ad andare avanti, pensando a se stessi e non all’umanita’.

-Scappate!- Una guardia entro’ nel salone, premendo poi la schiena contro le porte appena chiuse. –Un attacco demoniaco! Mettete al sicuro la principessa e il principe!- Urlo’ ancora.

Eilidih non si rese nemmeno conto di cio’ che stava succedendo. Si ritrovo’ a correre verso la torre piu’ remota del castello, luogo che i genitori avevano protetto con incantesimi nuovi e antichi come luogo sicuro in caso di pericolo. La sua insegnante accompagno’ lei e suo fratello fino in cima, sbarrando poi le porte e andando alla finestra per osservare cosa stesse succedendo fuori dalle mura.

Eilidih si sporse a sua volta, ignorando i rimproveri della donna. Cerco’ di riconoscere i generali in prima linea ma quello che vide le fece raggelare il sangue nelle vene.

-Perche’ non ci raggiungono?- Chiese in preda al terrore alla donna. –Perche’ i nostri genitori non ci raggiungono ma escono con le guardie!?- Ripete’ poi, attirando anche l’attenzione del fratello.

Sgrano’ gli occhi, guardando impotente i genitori che, dopo aver fallito una trattativa mirata ad evitare la battaglia, si lanciarono insieme agli altri soldati in mezzo alla massa di demoni armati. Strinse la mano del fratello, pregando per la loro salvezza. Poi urlo’. Urlo’ nel vedere suo padre cadere a terra, trafitto da parte a parte da piu’ di un demone. Le lacrime iniziarono a bagnarle le guance, ma le asciugo’ velocemente pregando per la salvezza della madre. Le sue parole non vennero pero’ ascoltate e anche lei, nonostante avesse spiccato il volo per allontanarsi dalla portata dei demoni, venne colpita da una freccia in pieno petto. La ragazza senti’ le gambe tremare, crollo’ poi a terra in lacrime e senza riuscire a dire altro. Per un attimo spero’ che prendessero anche lei, che la colpissero al cuore; poi si ricordo’ che non era sola. Aveva un fratello che la stava cullando cercando di non farle sentire i singhiozzi. Non aveva perso i genitori solo lei, anche lui era rimasto orfano. Lo strinse con forza, piangendo. Si sarebbe presa cura di lui, del suo fratellino. Sapeva anche gia’ come fare. Davanti ai genitori aveva dovuto far finta di nulla, ma loro non c’erano piu’ e non serviva… non aveva senso fingere ancora. Si allontano’ appena e, prendendo il viso del fratello fra le mani, lo bacio’. Ora era lei la regina. Poteva fare cio’ che desiderava.

<***>

La donna scrollo’ le spalle e si sedette sul trono sistemandosi il lungo e candido vestito  che si confondeva con i suoi capelli argentei intrecciati con fiori e delicate foglie d’oro. Guardo’ tutti i consiglieri e i generali che la circondavano poi sorrise soddisfatta. Non c’era piu’ stato alcun attacco da quel lontano giorno. Erano passati circa quattrocento anni, ma a lei cosa importava? Era immortale come ogni altro angelo, bloccata per sempre nel corpo di una ventenne.

-Vostra Altezza, non vorrei ma le devo ricordare che ha fatto una promessa alla scorsa assemblea, piu’ di dieci anni fa.- Inizio’ un signore che non dimostrava piu’ di trent’anni, eppure lei sapeva che due giorni prima ne aveva compiuti settecento. Era infatti stato alle dipendenze dei suoi genitori prima di servire lei.

-Cosa vi fa pensare che io non l’abbia mantenuta?- Rispose pacatamente, alzandosi.

-Non ci e’ giunta alcuna notizia di un erede, signora.

-Questo perche’ non l’ho voluto io.- Sorrise tranquilla, andando verso una porta e aprendola. Prese per mano un bambino e con calma lo accompagno’ al centro della stanza, osservando lo stupore di tutti i presenti. Lo prese poi in braccio, baciandogli la fronte. -Questo e’ mio figlio, futuro erede al trono. Ha compiuto un anno la scorsa settimana.-

-Signora, ha gli occhi di suo padre.- Disse un altro dei presenti, con tenerezza e nostalgia.

-No.- Eilidih gli sorrise raggiante. -Ha gli occhi di mio fratello. Di suo padre.-

<***>

Il generale entro’ nelle stanze della regina facendo rumore, anche troppo rumore. Non importava, essere il suo preferito aveva diversi vantaggi. Si spoglio’ velocemente e la raggiunse sotto le coltri profumate di rose. Doveva, in qualche modo, liberarsi del fratello di lei e del loro figlio. Quella cosa nata da un incesto. Doveva pero’ essere furbo, la regina era forse malata ma non stupida. Le bacio’ la fronte, accarezzandole i fianchi. Doveva farla innamorare. Farle perdere la testa. Magari darle un altro figlio, uno vero.

<***>

Danyas sospiro’ guardando l’orologio. Dove poteva essersi cacciato? Che altro doveva fare per fargli capire che non doveva essere cosi’ imprudente? Era ovvio che quel lato del carattere l’avesse preso da sua madre. Erano passati quasi dieci anni da quando, completamente soggiogata dal fascino del nuovo generale, li aveva cacciati dal paradiso. Non gli era dispiaciuto troppo, si era sempre sentito soffocare. Eilidih non era lucida, lo sapeva bene, lo aveva capito quando alla morte dei loro genitori l’aveva baciato. Lui sapeva che era sbagliato, che non doveva essere cosi’. Erano pur sempre fratelli. Eppure lei non ci dava peso, continuava a comportarsi in maniera sconsiderata. Lei aveva dichiarato che la pace veniva mantenuta da secoli, ma per lui pace non c’era mai stata. Sempre preso di mira da una sorella che non riusciva piu’ a distinguere giusto e sbagliato. Quel stesso figlio che ora stava ritardando era frutto di una costrizione. Danyas ricordava ben poco di quelle notti, per questo era abbastanza certo che lei lo avesse drogato presentandosi poi alcune settimane dopo annunciando di essere incinta. Eppure poi nulla era successo. Non l’aveva vista cambiare. Scosse la testa passandosi una mano fra i capelli. Sua sorella l’aveva drogato per portarlo a letto piu’ volte, nell’arco di piu’ anni. Poi si era invaghita di un generale e aveva bandito lui e il loro bambino dal castello. Nonostante tutto non rimpiangeva quell’esilio. Preferiva scegliere con chi andare a letto e ricordarselo il giorno dopo. Il problema non era nemmeno l’essere un padre solo; ormai Ryen non era piu’ un bambino. Avevano cambiato citta’ da poco per poter ricostruirsi un’identita’ senza che nessuno ponesse domande sul perche’ il padre fosse giovane quanto il figlio. Per tutti erano semplicemente fratelli. Molto diversi, ma fratelli.

Usci’ di casa sospirando. Doveva trovarlo prima che succedesse qualcosa, aveva saputo che sua sorella aspettava un bambino dal generale e di certo non aveva piu’ bisogno di un fratello e di un figlio frutto di incesto. Non  lo avrebbe sorpreso sapere che era stato dato l’ordine di giustiziare Ryen e, perche’ no, anche il fratello della regina. Si rigiro’ sul dito l’anello formato da due ali tre volte, localizzando il figlio. Spicco’ poi il volo raggiungendo il locale ed entrando come se nulla fosse. Dopo circa mezz’ora torno’ fuori. Non l’aveva trovato.

-Papa’!- Danyas si volto’ si scatto, correndo verso il vicolo da cui aveva sentito provenire l’urlo.

-Chi si vede.- Il generale ridacchio’ mentre due guardie angeliche dotate di sigillo reale afferrarono Dan, facendolo inginocchiare. -Il grande Danyas. Figlio dei primi governanti del paradiso… come ti senti a sapere che un semplice e normale angelo sta ora al tuo posto?-

-Non mi interessa il mio potere e nemmeno il mio titolo.- Lo fulmino’ con gli occhi. –Dov’e’ mio figlio?!- Urlo’ poi, cercando di liberarsi.

-Qui.- L’uomo gli sorrise, scostandosi e lasciando che la luce si propagasse per il vicolo rivelando il corpo di un ragazzo riverso a terra. Si inginocchio’ accanto a lui e, senza indugio gli taglio’ la gola lasciando che i capelli argentei si sporcassero di sangue.

Danyas urlo’, urlo’ ancora e ancora liberandosi e correndo verso il corpo del figlio, recitando antiche parole che probabilmente non conosceva nessun altro presente in quel momento.

-Non serve a nulla, il pugnale me lo ha dato tua sorella… sai, ha partorito una maschio. Poco dopo mi dato questa lama, benedicendola in modo che un angelo potesse uccidere un altro angelo… e anche per impedire altri contatti con l’anima del morto. Non mi ha chiesto la sua testa pero’, strano. Forse lo fara’ fra poco, non darla per scontato.- Concluse poi, spiegando le ali e sparendo fra le stelle seguito da tutti gli altri.

Dan rimase li’, a terra, stringendo il corpo del figlio fra le braccia e macchiandosi del suo sangue. Lo sapeva, sapeva che poteva succedere eppure non l’aveva fermato dall’uscire quella sera. Strinse i denti dopo avergli baciato la fronte. Si era presa gioco di lui. L’aveva usato, non l’aveva nemmeno mai amato. Ne’ come fratello ne’ come amante. Sua sorella era malata. Aveva ucciso lo stesso figlio che aveva ottenuto con tanto impegno.

Feli – Timpul Versuri/Testo/Traduzione

Questa mattina stavo tranquillamente guardando il top 40 (le canzoni piu’ ascoltate della settimana) su KissTv e ho incontrato questa canzone. Sono rimasta impressionata dal video (che ho dovuto guardare bene due o tre volte per collegare al testo) e dai versi. Non e’ la solita canzone d’amore, parla di una persona che non e’ riuscita a lasciarsi andare ed e’ rimasta sola. Almeno e’ cio’ che ho capito io dopo diversi ascolti e visioni del video.

Link: Feli – Timpul

Feli – Timpul

Imi spuneai ca se poate
Ca pot sa scap de trecut
Doar sa-mi dau voie
Sa iubesc, sa iubesc, dar eu nu am vrut

Plin de iubire si rabdare
Eu te vedeam un prefacut
Ma luai in brate si-mi spuneai cum nu spuneai oricui
Lasa iubirea sa te-mbrace, da-i timp timpului

Spune-mi, spune-mi ce e de facut
Ca vreau sa fie ca la inceput
Dar tu nu mai vrei, tu nu mai
M-ai uitat, desi n-ai vrut

Spune-mi, spune-mi ce e de facut
Ca vreau sa fie ca la inceput
Dar tu nu mai vrei, tu nu mai
Tu nu mai vrei tot ce am avut

Tu nu mai vrei, tu nu mai
Da-i timp timpului

Cate imi arata viata
Cate semne sa ma prind
Cum inclina balanta
Spre instinct, sa-l ascult si sa nu ma mint

Cate amintiri frumoase
Ce din cand in cand m-ating
Tu mi-ai transformat in vara
Ficare anotimp

Spune-mi, spune-mi ce e de facut
Ca vreau sa fie ca la inceput
Dar tu nu mai vrei, tu nu mai
M-ai uitat, desi n-ai vrut

Spune-mi, spune-mi ce e de facut
Ca vreau sa fie ca la inceput
Dar tu nu mai vrei, tu nu mai
Tu nu mai vrei tot ce am avut

Tu nu m-ai, nu m-ai
Tu nu m-ai, nu m-ai vrut
Tu nu mai vrei, tu nu m-ai

Tu nu m-ai, nu m-ai
Tu nu m-ai, nu m-ai vrut
Tu nu mai vrei, tu nu m-ai
M-ai uitat, desi n-ai vrut

Spune-mi, spune-mi ce e de facut
Ca vreau sa fie ca la inceput
Dar tu nu mai vrei, tu nu mai
M-ai uitat, desi n-ai vrut

Spune-mi, spune-mi ce e de facut
Ca vreau sa fie ca la inceput
Dar tu nu mai vrei, tu nu mai
Tu nu mai vrei tot ce am avut

Tu nu mai vrei, tu nu m-ai
M-ai uitat, desi n-ai vrut

Feli – Tempo

Mi dicevi che si puo’
Che posso scappare dal passato
Solo permettendomi
Di amare, di amare, ma io non ho voluto

Pieno di amore e pazienza
Io ti vedevo falso
Mi prendevi fra le braccia e mi dicevi come non dicevi a chiunque
Lascia che l’amore ti vesta, dai tempo al tempo

Dimmi, dimmi cosa si puo’ fare
Perche’ voglio che sia come all’inizio
Ma tu non vuoi piu’, tu non piu’
Mi hai dimenticata, anche se non volevi

Dimmi, dimmi cosa si puo’ fare
Perche’ voglio che sia come all’inizio
Ma tu non vuoi piu’, tu non piu’
Tu non vuoi piu’ tutto quello che avevamo

Ma tu non vuoi piu’, tu non piu’
Dai tempo al tempo

Quante (cose) mi mostra la vita
Quanti segni per farmi capire
Come si inclina la bilancia
Verso l’istinto, per ascoltarlo e non mentirmi piu’

Quanti bei ricordi
Che di tanto in tanto mi toccano
Tu hai trasformato in estate
Ogni mia stagione

Dimmi, dimmi cosa si puo’ fare
Perche’ voglio che sia come all’inizio
Ma tu non vuoi piu’, tu non piu’
Mi hai dimenticata, anche se non volevi

Dimmi, dimmi cosa si puo’ fare
Perche’ voglio che sia come all’inizio
Ma tu non vuoi piu’, tu non piu’
Tu non vuoi piu’ tutto quello che avevamo

Tu non mi hai, non mi hai
Tu non piu’, non mi hai voluta piu’
Tu non vuoi piu’, tu non mi hai

Tu non mi hai, non mi hai
Tu non mi hai, non mi hai voluta piu’
Tu non vuoi piu’, tu non mi hai
Mi hai dimenticata, anche se non hai voluto

Dimmi, dimmi cosa si puo’ fare
Perche’ voglio che sia come all’inizio
Ma tu non vuoi piu’, tu non piu’
Mi hai dimenticata, anche se non volevi

Dimmi, dimmi cosa si puo’ fare
Perche’ voglio che sia come all’inizio
Ma tu non vuoi piu’, tu non piu’
Tu non vuoi piu’ tutto quello che avevamo

Ma tu non vuoi piu’, tu non piu’
Mi hai dimenticata, anche se non volevi

Buon anno :*

Non ci sono stata molto ultimamente e mi dispiace, ma ora che le mie storie sono quasi tutte concluse non so cosa scrivere… e la mia originale boh boh, forse con il nuovo anno verra’ completata.

Ci tenevo pero’ a fare i miei auguri a tutti voi dato che l’anno scorso non l’ho fatto. Non so per voi ma questo 2016 e’ stato proprio terribile da ogni punto di vista. Non me ne e’ andata bene una quindi spero sul serio che con il nuovo anno le cose si aggiustino un po’ e auguro lo stesso a tutti quelli che come me si sono trovati nei casini durante l’anno.

Auguri ancora e buona fortuna per i vostri propositi, desideri e idee. Magari almeno uno di noi riuscira’ a uscire bene dall’anno che viene!

😀

Vivienne Westwood

Avevo accennato all’idea di fare questo post e finalmente il momento e’ arrivato. Il problema era che non mi sentivo sicura del mio lavoro ma poi ho pensato che se e’ andato bene per un lavoro presentato in quinta al liceo puo’ andare benissimo anche qui.

Avevo pero’ il dubbio di inserire o meno le slide che avevo preparato, mi sono accorta poi che per farlo avrei dovuto far scendere tutti i santi dal paradiso quindi ho scelto di limitarmi a riproporre le informazioni e le foto.

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Ciodi cui ha bisogno la gioventu’ e’ la disciplina e una libreria fornita.”

1386682833-52a719d1be647-008-vivienne-westwood-malcolm-mclaren-theredlistNasce l’8 aprile 1941 in un piccolo villaggio del Derbyshire, in Inghilterra, con il nome di Vivienne Isabel Swire. Cresce nell’epoca del dopoguerra e per questo cresce con quel senso di realta’ che la inducono a cercare un lavoro e a diventare un’insegnante elementare. Nel 1958 la famiglia si trasferisce a Londra, dove lei studia moda e oreficeria alla Harrow School of Art. Abbandonata l’universita’ inizia a studiare per diventare insegnante. Nello stesso periodo crea dei gioielli che poi vende. Quando sposa Derek Westwood, uomo da cui prende il cognome, realizza da sola il vestito per la cerimonia. La passione le viene trasmessa dalla madre che, appunto trovandosi in anni difficili, spesso le cuciva i vestiti. Il matrimonio pero’ finisce quando intraprende una relazione con Malcolm McLaren, colui che diventera’ il manager dei Sex Pistols.

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Nel 1971, la coppia apre il loro primo negozio, Let it Rock, al 430 di King’s Road di Londra. Nei seguenti anni cambio’ spesso nome da Too fast to live too young to die a Sex, poi Seditionaries e infine World’s End, rimasto fino ad oggi e celebre per l’insegna dell’orologio che gira al contrario. La boutique diventa luogo di ritrovo e ispirazione per i componenti della controversa band Sex Pistols. Sulla scia del movimento punk di quegli anni, elementi usuali del guardaroba vengono squarciati, tagliati e riempiti di safety pin: gli abiti diventano elemento di sovversione.

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Il negozio nasce con abiti caratterizzati da zip e pelle. Con il primo cambio di nome le proposte diventano per lo piu’ t-shirt con messaggi provocatori e immagini hardcore. Con il penultimo cambio di nome lo stile della Westwood viene chiamato “Punk Rock”. Quando i Sex Pistols crollano e il Punk viene assorbito dalla moda il negozio vede l’ultimo cambio di nome che maniene ancora oggi: Worlds End.

Negli anni settanta Vivienne Westwood contribuì a creare lo stile punk, con creazioni stravaganti e provocatorie. La prima sfilata si svolge a Londra nel marzo 1981 con la collezione Pirate. I suoi modelli non traevano più ispirazione soltanto dalla moda di strada e dal mondo giovanile, ma da tradizione e tecnica. La sua ricerca, prendendo vari spunti dalla storia del costume del XVII e XVIII secolo, ha esplorato tutte le epoche: la Westwood è stata la prima stilista contemporanea a riproporre in chiave moderna il corsetto, la lingerie a vista, l’uso del tweed, l’assimetria, la linea a clessidra ed elementi di sartoria che sembravano ormai dimenticati. Lavoro molto con riferimenti alla storia, ma la sua ispirazione trae forza anche da varie influenze che le derivano dall’amore per la pittura e l’impegno sociale e politico.

L’entusiasmo del punk si trasforma nell’audacia dell’alta sartoria e nel riferimento seducente all’originalità del passato. Il suo interesse si sposta dalla provocazione avanguardista alla storia. Questa volta è il movimento New Romantic ad essere sdoganato dall’eccentrica stilista. Pizzi, volant, mantelli e velluti di gusto neo-dandy vengono adottati da gruppi musicali come gli Spandau Ballet, i Duran Duran e i Depeche Mode.

Nel 1982 la settimana della moda parigina la accoglie e da allora non ha mai smesso di sorprendere il suo pubblico con mini crinoline, gorgiere, tipici tessuti inglesi e platform altissime. Oggi si fregiano dell’etichetta Westwood quattro linee di abbigliamento: Gold Label, Red Label, Men e Anglomania.

Quando viene a contatto con Carlo D’Amario, suo futuro manager, cerca di superare quello che il sistema della moda era stato. Nel 1983 D’Amario la mette in contatto con lo stilista Elio Fiorucci che le lascia la sua casa di Milano come base italiana, tale conoscenza la porta poi a cercare un finanziamento per le collezioni presso Armani, ma il progetto non verra’ mai concluso.

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Nome della prima collezione presentata alla sua prima sfilata nel 1981. Riprende la storia dei saccheggi e il terzo mondo. Svolge una ricerca dell’abito storico mantenendo pero’ i tagli originali come qualcosa di fashion. Cerca ispirazione nei motivi dei nativi americani e nella loro tradizione. Propone i pantaloni da pirata che contrastavano notevolmente con quelli proposti dalla moda hipster che prevedevano linee aderenti. Vivienne sviluppa in questo periodo delle tecniche di taglio partendo da un manichino a mezza misura. Studia cosi’ la dinamicita’ dei vestiti su un corpo, mescolando i tagli tradizionali a quelli piu’ innovativi. 

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Red Label 2016

Veicolo per combattere il cambiamento climatico.  Ha nuovamente suggerito il forte legame che lega il mondo della moda alla politica e alle esigenze del mondo in cui viviamo. Vivienne Westwood è nota anche per le campagne politiche, in particolare per i diritti degli animali e per la salvaguardia dell’ambiente. 

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Gold Label 2016

Si ispira ed è omaggio all’uomo, alla natura e alla loro emanazione nell’arte la proposta primavera-estate 2016 Vivienne Westwood Red Label, un mix di elementi peculiari della fashion designer – come corsetti e suggestioni storiche – forme copiate al regno vegetale e animale e una nuova leggerezza.

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Man 2016

I politici sono criminali, a causa loro si attua il cambiamento climatico. Cio’ vuol dire estinzione di massa delle forme di vita su questo pianeta. La collezione e’ caratterizzata dalla scritta #PoliticiansRCriminals adattata ai vari capi.

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Nel settembre 2005 Vivienne Westwood ha deciso di dare il suo pieno appoggio al movimento per la difesa dei diritti civili Liberty creando delle t-shirt da collezione che recano lo slogan “I AM NOT A TERRORIST, please don’t arrest me”. Alcune sue collezioni si intitolano Propaganda, Active Resistance e Active Resistance to Propaganda per testimoniare il suo forte dissenso nei confronti delle amministrazioni Blair e Bush.

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Nella sua carriera ha ottenuto varie onorificenze. E’ stata insignita del titolo di Ufficiale dell’Impero Britannico, mentre l’anno successivo diventa Dama di Commenda dell’Impero Britannico. È stata premiata due volte come “stilista britannica dell’anno”.

Ha vestito numerose dive del pop: Lana del Rey, Katy Perry, e soprattutto Gwen Stefani, sua grande ammiratrice. Ma quell’unione magica e perfetta tra musica e moda sperimentata con i Sex Pistols non si è più verificata.

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Ha riscosso molto successo negli ultimi anni, grazie alla famosa creazione del manga Nana, e successivamente dell’anime. Nelle immagini vengono rappresentati degli anelli o altra oggettistica marcata Westwood. Come effetto collaterale, nello stesso manga si fa riferimento ai Sex Pistols.

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Capitolo 9.2 – La Dama

Capitolo 9.1 – La Dama

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”And now?”

Arrivai a casa piena di dubbi e pensieri. Mi chiedevo come sarebbe stato il futuro che mi aspettava nonostante l’idea mi spaventasse. Mi passarono per la mente alcuna immagini che mi fecero ridere e sentirmi un’ipocrita. Non ero nulla, non avevo nulla, solo un titolo nobiliare riconosciuto da due persone, forse quattro, e mi vedevo gia’ con abiti eleganti a impartire ordini. Non e’ forse cio’ che ogni ragazza vuole, essere una principessa? Beh, la realta’ e’ molto lontana dalla fantasia.

Buttai lo zaino per terra, incurante dei libri e di tutto il resto. Avevo fame e anche se ero in anticipo per l’incontro con Locran e per la messa a punto e poi in atto del nostro piano volevo non perdere nemmeno un minuto. Mi sarei cambiata dopo, quello mi avrebbe preso poco rispetto al pranzo. I miei erano fuori, stranamente. Avevano scelto di passare il weekend fuori per delle questioni di lavoro, non avevo fatto domande a riguardo ma avevo solamente gioito della casa libera. Non avrei dato festini ma, ad esempio, avrei potuto ballare in soggiorno con l’ipod in mano e le cuffiette al massimo. Avrei potuto urlare e cantare a mio piacimento e, prima di ogni cosa, avrei potuto sgattaiolare fuori di casa per indagare sul Regno. Non mi veniva spontaneo usare il suo nome, mi pareva troppo strano. Nella mia mente c’era ancora l’immagine delle case costruite sugli alberi e la gente diffidente degli sconosciuti ma comunque molto amichevole con chi conosceva.

Consapevole di aver abbastanza tempo iniziai a prepararmi un panino da riscaldare e delle patatine da friggere, non c’era nulla di salutare in tutto cio’ ma poco m’importava. Non appena finii di impilare i vari ingredienti fra due fette di pane due braccia mi cinsero la vita. Sussultai per il contatto inaspettato poi arrossii rendendomi conto della situazione e riconoscendo il proprietario di quelle mani poggiate sulla mia pancia.

-Sei in anticipo.- Sussurro’ al mio orecchio, facendomi rabbrividire. Dovevo liberarmi da quella stretta eppure non ci riuscivo perche’ non lo volevo sul serio. Eravamo troppo intimi per i miei gusti, ma non riuscivo comunque a mettere dei paletti. Ormai la cosa stava degenerando, iniziavo anche a fantasticare di baciarlo. Era una situazione assurda, aveva fatto la spia per i miei genitori e mi aveva nascosto la verita’, lo conoscevo appena e nonostante tutto ne ero assurdamente attratta.

-Tu sei in anticipo, questa e’ casa mia.- Gli feci notare, iniziando a ripulire il tavolo come se nulla fosse.

-La mia doveva essere una sorpresa.- Confesso’.

-Mi dispiace averla rovinata, ma avevo fame e come ho gia’ detto e’ casa mia.- Mi voltai per riportare le cose in frigo ma mi ritrovai ancora piu’ avvolta e stretta a lui. Alzai gli occhi a cercare i suoi e con calma sorrisi cercando di non apparire strana. –Vuoi un panino anche tu? E’ ancora tutto fuori e non mi costa nulla farlo.

-Non mi dispiacerebbe.- Rispose lui, lasciando la presa e allontanandosi di qualche passo, permettendo cosi’ al mio cuore di riprendere a battere normalmente.

A mente lucida e pancia piena tornai a riflettere su alcune cose, forse dovevo parlargli di Calaena. In fondo anche lui era stato a castello e con ogni probabilita’ l’aveva vista almeno una volta, doveva averla vista. Scossi piano la testa quasi a incoraggiare me stessa ma quel gesto evidentemente non passo’ inosservato.

-E’ successo qualcosa che ti turba?

Avrei voluto dirgli che la sua presenza mi turbava, ma non potevo perche’ non volevo che si allontanasse. Mi piaceva il modo in cui mi faceva uscire fuori di senno.

-Ho incontrato una ragazza.- Scrollai le spalle togliendo alcune briciole dalla maglietta.

-E quindi?- Aggrotto’ la fronte.

-E quindi sa chi sono, la sua era una delle famiglie che stavano a corte, me lo ha detto a pranzo. L’ha sempre saputo, da; primo giorno di scuola.- Spiegai leggermente infastidita da quella situazione. Prima avevo avuto paura e dopo mi ero sentita spaesata, ma in seguito era rimasta la rabbia di essermi fidata di qualcuno che mi aveva nascosto cose importanti sulla mia stessa vita.

-Come si chiama?- Locran inclino’ la testa curioso.

-Calaena.- Mugolai alzandomi da tavola per pulire e mettere a lavare i piatti.

-Ti fidi di lei?

-E tu? Immagino che tu la conosca.- Mi volta a guardarlo per un secondo prima di tornare al mio lavoro decisa a finire il prima possibile.

-Oh, certo, come potrei dimenticarla.- Il suo tono era divertito. –Eravamo promessi, da bambini. Due figli di due famiglie di corte, mio padre me ne aveva parlato pochi giorni prima del colpo di stato.

Mi fermai per un secondo, poi iniziai a lavare le stoviglie nascondendo una smorfia di fastidio e disgusto al pensiero di loro due insieme. Non capivo cosa mi stesse prendendo, ma era qualcosa di strano che somigliava molto con quella gelosia di cui avevo spesso sentito parlare.

-Non mi hai risposto alla domanda.- Gli feci notare, asciugandomi le mani e appoggiandomi al lavello.

-Mi fido di lei, era destinata a essere la tua dama, il fatto che si sia avvicinata a te subito dopo averti riconosciuta dimostra la sua fedelta’. Sono certo che se glielo permetterai ti aiutera’.

-Verrai con me questa sera, vero?- Cercai conferma di nuovo.

-Si’, vero’.- Mi guardo’ sconsolato. –Pero’ dobbiamo organizzarci bene, non possiamo entrare a Lyr e vagare per le strade come nulla fosse, non dopo la perlustrazione dei cavalieri.

-Dopo questo ho intenzione di riprendere Avaek.- Enunciai. –Voglio riportare la pace, e’ mio dovere. La mia gente mi attende. Penso di chiedere a Calaena di accompagnarmi.

Locran sgrano’ gli occhi, osservandomi attentamente e alzandosi in piedi. Non sapevo come interpretare la sua reazione. Era una cosa buona, era una cosa cattiva? I suoi lineamenti erano immobili e le sue labbra socchiuse, forse per la sorpresa. Nemmeno io avevo pensato a una cosa del genere prima di allora, solo che piu’ il tempo scorreva e mio un peso, un macigno, gravava sul mio petto. Era mio dovere, in quanto principessa ed erede, intervenire a favore di quelli che credevano in me e di quelli che avevano creduto nei miei genitori.

-Ti daranno la caccia.- Mi fece notare lui con voce grave.

-Lo so, ma confido nel mio popolo.- Cercai di sembrare convincente.

-Un popolo che non ti conosce, Rebecca! Cosa pensi di fare? Mollare tutto e partire all’avventura? Questa e’ una cosa seria!- Sbotto’ evidentemente infastidito dalla mia decisione.

-Mi conoscera’! Mi aiutera’ lui dato che, a quanto vedo, tu non vuoi farlo.- Puntai gli occhi nei suoi, cercando qualsiasi cosa a cui potermi aggrappare.

-Io non volevo nemmeno portarti dal Baba per chiarimenti, cosa ti fa pensare che ti lascerei rischiare la vita per le foreste e nella capitale? Non sai nulla del tuo regno, non conosci la geografia, le usanze.- Si passo’ una mano fra i capelli. –Saresti morta ancora prima di formare una resistenza.

-Allora vieni con me, insegnami, aiutami.- Tentai di convincerlo e il sorriso sghembo che poco dopo spunto’ sul suo viso mi riscaldo’ il cuore. –Grazie.- Sussurrai poi.

-Avevi dubbi sulla mia lealta’?- Alzo’ un sopracciglio, evidentemente infastidito.

-Non esattamente, pero’ volevo esserne certa.- Presi anche il suo piatto vuoto e lo lavai, asciugandomi le mani per la seconda volta e guardandolo senza saper bene cosa fare.

-Ho portato due mantelli, sono in camera tua appesi… non volevo che stessero in cucina o sopra una porta.- Mi informo’ lui.

Annuii lievemente, uscendo dalla stanza e salendo velocemente le scale. Era venuto qui con l’idea di aiutarmi sin dall’inizio. Non mi resi nemmeno conto di star sorridendo fino a quando non melo vece notare il mio riflesso nello specchio che avevo in camera. Scollai leggermente la testa e poi mi buttai sul letto, sedendomi e appoggiando la schiena al muro mentre Locran mi mostrava i due mantelli in quello che mi sembro’ un velluto color blu notte.

-Sono bellissimi.- Gli sorrisi senza pero’ alzarmi. Volevo prendermi ancora qualche minuto per vivere nell’inconsapevolezza. Ero certa che quella notte, una volta tornata, non sarei piu’ stata la stessa.

-Quindi il nostro primo obbiettivo qual e’?- Domando’.

-Rintracciare chi e’ ancora fedele a mio padre e cercare di radunare un numero cospicuo di persone.- Spiegai fissando il vuoto che avevo davanti agli occhi, cercando di immaginarmi in una tale impresa.

Successe tutto in fretta, cosi’ velocemente che a malapena sbattei le palpebre. Mi ero voltata per guardarlo e due sue dita mi avevano fermata, lasciando il tempo di incontrarsi alle nostre labbra. Socchiusi gli occhi estasiata da quella connessione, quel brivido provato. Mi sembro’ un attimo infinito, almeno fino a quando lui non si allontano di qualche millimetro per sussurrare contro le mie labbra tremanti.

-Ti seguiro’ ovunque, battaglia o meno.

-Non vedo l’ora.- Risposi prontamente, accennando una risata che poco dopo coinvolse anche lui. Era stato il mio primo bacio e nonostante tutto l’avevo vissuto esattamente cosi’ come l’avevo immaginato.

-Non volevo sconvolgerti.- Ridacchio’ lui, guardandomi divertito.

-Oh, ma non l’hai fatto. E’ solo che sono giorni che cerco di capire se desidero o meno baciarti e poi tutto d’un colpo succede.- Mi sporsi per baciarlo di nuovo. Era esattamente cio’ di cui avevo bisogno in quel momento.

Lasciai che mi alzasse di peso, facendomi sedere sulle sue gambe. Non avevo mai baciato un ragazzo e di certo non ero mai stata cosi’ vicina a una persona dell’altro sesso, eppure mi piaceva. Gli presi il viso fra le mani e lui avvolse un braccio attorno alla mia vita. Era strano, inaspettato ma bello. Le cose stavano davvero cambiando se non mi sarei mai trovata sola a casa, in camera mia, con un ragazzo.

-Dobbiamo andare.- Sussurro’ Locran dopo diversi minuti. –Ma se vuoi aspettare ancora lo capisco.

Sbuffai scuotendo la testa, no, dovevamo andare allora. Mi alza da lui, arrossendo appena mi resi conto di cosa avevo fatto. Quella mattina avevo pensato a come sarebbe stato baciarlo, e poche ore dopo avevo avuto la risposta.

Indossai degli stivali e il mantello che Ran aveva portato, passai le dita sulla stoffa morbida e sorrisi al leggero solletico sui polpastrelli.

-Andiamo?- Mi incito’ e io annuii seguendolo fuori dalla casa e chiudendo a chiave. Avrei avuto le mie risposte.

-Come torneremo indietro?- Chiedi leggermente preoccupata di fare tardi. Le mie domande erano molte e le cose da sapere forse anche piu’. Non potevano fare troppo tardi o i primi paesani si sarebbero svegliati per il proprio lavoro e ci avrebbero visto.

-Troveremo un modo.- Sorrise lui, prendendomi per mano e conducendomi verso la cascata.

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Un po’ di moda, che dite?

Ciao a tutti!

Questo blog e’ un mortorio e me ne rendo conto ma pubblicare i capitoli delle storie che ho in corso mi risucchia tempo, anima ed energie. Mi resta poi ben poco per altri articoli. Appunto per questo ho pensato di “riciclare” certi lavori fatti durante l’ultimo anno di liceo.

Ho frequentato un artistico, indirizzo Design Moda. Dopo tre anni non dico di essere la piu’ brava delle stiliste o altro anche perche’ mi rendo conto di non avvicinarmici nemmeno. In questi tre anni ho pero’ imparato cose che forse a molte persone che non seguono il settore sono estranee. Avendo ancora tutte le ricerche pensavo che sarebbe un’idea pubblicarle qualche articolo con il loro contenuto.

Il materiale di cui parlo va da biografie a foto storiche e a presentazioni in PowerPoint fatte da me. La mia idea era, ad esempio, pubblicare qualche slide e spiegarla o comunque qualcosa del genere, poi non so… che ne dite? Probabilmente parlo da sola, yey. 

Non saprei, ma credo che pubblicare le slide della tesina non sia illegale e dato che per la mia presentazione all’esame ho scelto come tema gli Hunger Games pensavo che potrei pubblicare anche queste mie idee magari in piu’ post.

Non saprei, spero che non mi stiate lanciando mentalmente pomodori.

 

Capitolo 9.1 – La Dama

Capitolo 8.2 – Verita’

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“You know who I am?”

La mattinata scolastica non si dimostro’ molto diversa dalle precedenti. I gemelli mi osservavano, mi sentivo quasi sempre sotto esame ma Calaena riusciva a rendere il tutto piu’ sopportabile. La mia vita sociale era ancora molto precaria; con un regno che aspettava il mio ritorno non ci prestavo molta attenzione.

L’ora di chimica passo’ velocemente e con immensa soddisfazione del docente che aveva gia’ avuto modo di conoscere i gruppi formati da tutti noi. Non avevamo ancora scelto un portavoce, era infatti stato deciso che man mano le consegne le avremmo fatte a turno in modo che nessuno si sentisse piu’ importante degli altri.

-Ragazzi andiamo a pranzo insieme?- Propose Calaena, chiudendo il manuale.

-Certo!- Rispose prontamente Cristal mentre il fratello mugolo’ qualcosa di incomprensibile.

-Dove andiamo?- Chiesi io quando tutto il gruppo si volto’ verso di me in attesa di conferma.

-Al bar dietro la scuola.- Spiegarono le mie due nuove amiche quasi all’unisono evidentemente soddisfatte della mia presenza.

In un certo senso le capivo, ero stata abbastanza scortese con loro, si davano da fare per rendermi partecipe a tutto e ricavavano solo silenzi e risposte date di sfuggita. MI sentii molto in colpa pensandoci, ma i miei pensieri continuavano a convergere verso quello che era un problema decisamente piu’ grande: Avaek. Dovevo fare qualcosa per mia sorella, per la mia famiglia, per il mio regno. Certo, quel poco che avevo visto nel villaggio mi sembrava tranquillo ma era anche vero che si trattava del confine tra i due mondi, quindi il posto piu’ lontano dalla capitale. Non avevo la piu’ pallida idea di come fosse la vita nella parte piu’ centrale del mio regno. Gia’ pensarlo come di mia proprieta’ mi mandava in fibrillazione. Non saprei dire nemmeno adesso se ero eccitata all’idea o solamente e follemente spaventata.

Una volta arrivati ci sedemmo attorno ad un tavolo, i gemelli di fronte a me e Calaena. Una volta dati i nostri ordini Cristal corse in bagno e Blake a pagare. Restammo solo io e la mia prima amica che, senza perdere tempo, si volto’ osservandomi attentamente.

-So chi sei.- La sua frase mi mando’ nel panico. Mi bloccai sulla sedia senza riuscire piu’ a respirare. Lei sapeva di me, del regno, di mia sorella? Cominciai a sudare freddo. –Di me ti puoi fidare, sono dalla tua parte.- Continuo’ poi. Nonostante cio’ non mi sentii per nulla rassicurata.

Lasciai che la conversazione venisse condotta dal resto della compagnia mentre cercavo di capacitarmi di tale situazione. Io avevo appena scoperto delle mie origini eppure lei, per tutto questo tempo, aveva saputo senza dirmi nulla. La cosa che piu’ mi lasciava perplessa restava pero’ la fonte di tale conoscenza. Lei sapeva. Perche’?

Mi ripresi dal mio stato di trans solo quando iniziarono ad arrivare gli ordini, recuperai il mio piatto e la mia bibita cercando di non dare troppo nell’occhio ma ormai anche respirare mi faceva sentire soggetta a qualche occhiata strana.

-Stai tranquilla.- Mi sugeri’ una voce che identificai come quella di Calaena. –Loro non sanno niente e comunque ti spieghero’ tutto dopo, se vuoi.- Sussurro’ al mio orecchio, tornando poi a conversare allegramente.

Mi impegnai per non sembrare assente, facendo domande e cercando di seguire i loro discorsi, fallivo spesso miseramente in quanto molto intimorita dalle continue occhiate di Blake, ma non mi persi d’animo. Quel gruppo era la cosa piu’ vicina a degli amici che avevo e non desideravo certo perderlo. Lacran non era ancora stato ben inquadrato: amico o nemico, compagno di viaggio o meno, spia o informatore.

Passammo insieme circa due ore dopo le quali ci salutammo e io tornai verso casa in compagnia di Calaena sperando che avesse sul serio qualche spiegazione e soprattutto sperando che non mi stesse per ricattare in cambio della vita di mia sorella. Era gia’ abbastanza assurdo pensare alla mia situazione, non potevo essere gia’ stata rintracciata in questo mondo.

-Da quanto lo sai?- Domandai cercando di sembrare disinteressata, una volta lontane dal centro. Andare a piedi fino a casa mi avrebbe preso circa un’ora ma non m’importava. Se tale tempo veniva usato per ricavare informazioni, magari risposte, era tempo ben speso.

-Da poco, da quando ti hanno cominciata a cercare.- Spiego’ calciando un sassolino.

-Non sei di qua.- Conclusi. Avrei dovuto capirlo prima, con un nome cosi’ particolare era quasi impensabile che fosse una semplice ragazza di provincia.

-La mia famiglia ha servito la tua per generazioni.- Comicio’ a spiegare prima ancora che io le ponessi la domanda che mi tormentava dall’ora di pranzo. –Gli uomini come consiglieri e le donne come dame. Quando ci fu il colpo di stato e i tuoi genitori scapparono riuscirono a portare via, per una parte del viaggio, anche noi. Certo, non siamo fuggiti tutti insieme perche’ avrebbe dato nell’occhio ma attraverso informatori fedeli abbiamo trovato il passaggio.- Scrollo’ le spalle, guardando dritto di fronte a lei. –Una volta al sicuro mia madre e mio padre hanno scelto di fermarsi qui, aspettando il vostro ritorno. Siamo gente fedele, lo siamo sempre stata e continueremo a esserlo.

-Perche’ non siete tornati a casa, io penso che avreste trovato un modo per…

-No, cercavano anche noi. Mio padre e tuo padre erano migliori amici, o quasi. Conoscevano troppe cose e tutti sapevano che, se mai al tuo fosse successo qualcosa, il mio avrebbe portato il regno avanti fino alla tua maggiore eta’.

-E ovviamente cio’ non poteva succedere.- Mormorai scuotendo il capo. Erano cose cosi’ assurde, non riuscivo a crederci. –Se eravate a corte… noi ci conoscevamo anche prima, vero?

-Oh, certo che si’, Reb.- Calaena mi sorrise dolcemente, rattristandosi poi. –Giocavamo sempre insieme, sai… sarei dovuta essere la tua dama, aiutarti con i vestiti, con i sentimenti, essere tua amica.- Si passo’ una mano fra i capelli, sospirando.

-Tu sai perche’ non ricordo nulla di tutto questo?- Mugolai piano, quasi timorosa di sapere.

-Se non sbaglio eri nella sala grande quando hanno preso il castello, o da quelle parti, probabilmente hai visto parte del combattimento. O forse hai sentito per caso il piano che volevano mettere in atto… non era uno molto bello e adatto ad una bambina.- Si fermo’ per guardarmi, sospirando e annuendo alla mia muta richiesta di spiegarsi ulteriormente. –Volevano tenerti a castello e darti in sposa in modo che il suo potere fosse legittimo e non contestabile.- Riprese poi a camminare, facendomi cenno di proseguire a mia volta.

-Avevo una sorella?- Domandai dopo qualche metro percorso.

Stavo tremando, l’idea di sposare un uomo che aveva tentato di uccidere i miei genitori mi aveva disgustata. Dovevo pero’ raccogliere il maggior numero di informazioni possibili, solo cosi’ avrei avuto modo di trovare un modo per agire.

-La piccola Tiana, cosi’ adorabile, come sta?- Domando’ lei, serenamente, dando per scontato che fossimo tutti insieme. –Mi piaceva acconciarle i capelli con i fiori e anche lei si divertiva molto.

Sorrisi all’immagine che mi si era formata davanti agli occhi, a quanto pareva avevamo avuto una bellissima infanzia, o quasi bellissima.

-Non lo so.- Confessai con rammarico. –L’abbiamo persa mentre scappavamo, l’ho ritrovata pero’ qualche settimana fa quando ho scoperto il passaggio.- Accennai un sorriso al ricordo del campo ricoperto da fiori lucenti che avevo visto prima di incontrare Locran. –I miei genitori non sanno nulla, credono fermamente che io sia ancora all’oscuro di cio’ che hanno fatto. Da una parte li capisco ma dall’altra no. Dovevano dirmi tutto questo prima di venire qui… ora e’ tutto una valanga e ogni volta mi sembra di venir soffocata e annegata in onde e onde di informazioni.

Calaena si fermo’ di nuovo, guardandomi tristemente e abbracciandomi di scatto. Mi lasciai cullare cercando di ricacciare le lacrime. L’insieme delle mie vite era cosi’ frustrante. Mi asciugai una lacrima solitaria, ripromettendomi di sfogarmi una volta a casa magari sotto la doccia per non destare sospetti.

-Va tutto bene, ora ci sono io.- Tento’ di confortarmi. –E sono certa che anche i tuoi genitori faranno la scelta giusta e te ne parleranno.- Mi incoraggio’. Annuii allontanandomi da lei e sistemandomi la maglietta.

-Devo vedermi con un ragazzo si Lyr, dobbiamo parlare di un paio di cose.- La informai.

-Un ragazzo della citta’?!- Urlo’ esaltata alla notizia con un sorrisone a trentadue denti. –Da quanto state insieme?

-Non stiamo insieme.- Sbuffai, ridendo poi. –E’ capitato che si fermasse a casa qualche volta, ma e’ una storia complicata e ora devo davvero correre.- Mi legai i capelli in una coda alta, pronta a correre via velocemente.

-Solo un amico?- Indago’ lei, aggrottando la fronte.

-Non ci siamo mai baciati.- La informai divertita dal suo sguardo deluso.

-Che tipo paziente.- Borbotto’ prima di abbracciarmi di nuovo. -A domani, ci vediamo a scuola.- Saluto’ voltandosi e ripercorrendo al contrario la strada che avevamo fatto insieme.

Scossi la mano nella sua direzione, poi iniziai a camminare a passo sempre piu’ veloce fino a iniziare a correre. L’aria premeva contro il mio viso, ma non m’importava. Il rumore dei miei passi, delle foglie calpestate e il vento che mi spingeva a spingermi oltre mi davano un senso di potere e liberta’. Stavo conoscendo il mio passato, il mio vero passato. Avevo intenzione di continuare su quella strada, accumulando informazioni su informazioni. Mancava poco alla mia partenza. La missione di ricognizione con Ran, poi sarebbe stato questione di giorni. La scuola l’avrei recuperata una volta conclusa la mia missione; il mio compito.

Capitolo 9.2 – La Dama

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